Il satellite di don Bosco non ce l'ha fatta, eppure per l'India resta una speranza
Nello stato dell'Assam, uno dei più poveri del Paese, gli studenti di un'università salesiana hanno contribuito a un ambizioso progetto spaziale. Il segno di una presenza che cerca di costruire pace e futuro
Un satellite progettato e realizzato dagli studenti dell’Università che a Guwahati, nello Stato indiano dell’Assam, porta il nome di don Bosco. Ci avevano lavorato per tre anni per quello che è in assoluto il primo satellite realizzato del nord-est, l’area più periferica (e più povera) dell’India. Proprio per questo l’avevano chiamato Lachit-1, prendendo il nome dell’eroe locale, il generale Lachit Borphukan che in una storica battaglia nel 1671 respinse le truppe del potente impero Moghul. Il Lachit-1 avrebbe dovuto monitorare parametri atmosferici e ambientali (temperatura, umidità e inquinamento) con applicazioni nella gestione dei disastri e nella ricerca sul clima. Purtroppo, però, non potrà farlo: il vettore dell’Agenzia spaziale indiana Isro che il 12 gennaio lo stava portando in orbita insieme ad altri 15 satelliti, ha fatto registrare un malfunzionamento al terzo stadio del lancio. Così il Lachit-1 e tutti gli altri progetti della missione sono andati perduti.
Questa storia dal finale un po’ amaro, rispecchia tanti volti dell’India di oggi. Racconta il contributo fondamentale delle istituzioni educative cattoliche alla crescita del Paese. Sono oltre 11mila le scuole di ogni ordine e grado promosse dalla Chiesa in un Paese immenso dove i cristiani nel loro complesso sono appena il 3% della popolazione. Aule aperte ad alunni di ogni confessione religiosa e senza quelle distinzioni di casta che – pur essendo state sulla carta abolite da decenni – restano ancora radicatissime. Servizi dall’alto valore sociale, ma anche luoghi di formazione di eccellenza. Proprio l’Assam Don Bosco University ne è un esempio interessante: in questa regione impervia – crocevia di tribù, popoli e lingue diverse, tra le grandi piantagioni di tè – i salesiani arrivarono nel 1922. In condizioni molto difficili generazioni di missionari hanno fatto crescere una comunità cattolica vivace proprio attraverso le loro scuole. Finché nel 2008, sempre con lo spirito di don Bosco che insegnava ai giovani a pensare in grande, hanno aperto a Guwahati anche quest’università che si propone di formare anche nella periferia dell’India ragazze e ragazzi in grado di utilizzare le scienze per promuovere uno sviluppo sostenibile e inclusivo.
Al di là dell’esito sfortunato della missione, il progetto del satellite Lachit-1 rimane un simbolo potente di tutto questo. E porta un messaggio estremamente importante in una terra come l’Assam, scossa oggi da tensioni pericolose. In vista delle elezioni per l’Assemblea legislativa in programma per la prossima primavera, infatti, il capo del governo locale Himanta Biswa Sarma – un politico di lungo corso, oggi legato ai nazionalisti indù del Bjp – sta fomentando le divisioni, cavalcando l’ostilità crescente nei confronti della popolazione musulmana. È arrivato addirittura a proporre di armare alcuni gruppi tribali che vivono “nelle aree più remote e vulnerabili” per “difendersi” da quanti li “minaccerebbero” dal vicino Bangladesh. Una guerra tra poveri, in cui la stessa figura del generale Lachit Borphukan viene strumentalizzata dai nazionalisti, nonostante gli storici raccontino che in realtà nemmeno lui era un indù. Con il loro satellite, al contrario, i giovani dell’università nata dal carisma di don Bosco provano a dare voce a un altro Assam. Quello che indica il cielo e la tecnologia al servizio dello sviluppo, piuttosto che le battaglie di retroguardia tra chi pensa solo a come continuare a dominare la terra. E chiedono di realizzare senza intoppi il lancio più importante che tante periferie dell’India ancora attendono: quello di un Paese che sia in grado di offrire davvero le stesse opportunità a tutti.
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