Da vittima della tratta è diventata tessitrice di speranza
di Anna Pozzi
Blessing Okoedion ha vissuto sulla sua pelle l’orrore della schiavitù per sfruttamento sessuale, ma ha trovato non solo la forza di liberarsi, ma anche di rimettersi in gioco per aiutare altre ragazze e donne africane a trovare il suo stesso coraggio
«La pace comincia con la dignità». Con questa frase Papa Leone XIV ha ringraziato domenica scorsa durante l’Angelus «tutti coloro che si impegnano a eliminare e a contrastare le attuali forme di schiavitù», in occasione della Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta che si celebra l’8 febbraio. Una frase che quest’anno ha fatto da filo conduttore agli eventi promossi dalla rete internazionale delle religiose Talitha Kum, che in tutti e cinque i continenti realizza iniziative di formazione, prevenzione e accompagnamento delle vittime in percorsi di riscatto e, appunto, di dignità. Blessing Okoedion ha vissuto sulla sua pelle l’orrore della schiavitù per sfruttamento sessuale, ma ha trovato non solo la forza di liberarsi, ma anche di rimettersi in gioco per aiutare altre ragazze e donne africane a trovare il suo stesso coraggio. La sua è ancora oggi una delle rarissime voci di donne che, dopo aver subìto una delle più terrificanti forme di privazione della libertà, ha deciso di esporsi pubblicamente per portare la sua testimonianza e, allo stesso tempo, per denunciare con lucidità e competenza uno dei fenomeni più aberranti del nostro tempo. Lo ha fatto anche al Centro Pime di Milano, in occasione del convegno annuale che l’Istituto missionario, insieme a Caritas Ambrosiana e Ucsi Lombardia, organizzano da 11 anni, da quando cioè Papa Francesco ha indetto la Giornata mondiale dell’8 febbraio. «Io sono una sopravvissuta alla tratta, so quanto sia difficile liberarsi fisicamente e psicologicamente da questa condizione di sfruttamento e di schiavitù», ammette Blessing. «Purtroppo la tratta continua a crescere perché lo sfruttamento è spesso invisibile e tollerato in tanti ambiti, dal lavoro alla prostituzione, dall’edilizia ai servizi di cura… Finché il profitto viene prima della dignità umana, questo crimine continuerà a esistere».
Dopo l’epidemia di Covid-19, la situazione è cambiata e per certi versi peggiorata. Le donne, ad esempio, sono quasi scomparse dalle strade, ma continuano a essere sfruttate al chiuso, in una condizione di invisibilità che le rende ancora più vulnerabili. «Molte persone – fa notare Blessing – hanno perso lavoro, protezione, reti familiari, mentre le organizzazioni criminali si sono adattate rapidamente, usando anche il web e le nuove tecnologie per reclutare e controllare le vittime. Non solo: povertà, guerre, crisi climatica e migrazioni forzate spingono sempre più persone a cercare una via di fuga, rendendole facili prede dei trafficanti. Inoltre, i minori sono sempre più coinvolti nella tratta perché sono i più esposti e indifesi e spesso vivono in situazioni di povertà estrema e violenza, senza una vera protezione da parte dello Stato o della loro stessa famiglia. Quando ai bambini vengono negati il diritto alla sicurezza e al futuro, il rischio di sfruttamento aumenta drasticamente». L’impegno di Blessing è stato riconosciuto sia a livello italiano che internazionale. E anche dallo stesso Papa Francesco che ha incontrato in più occasioni. Questo l’ha incoraggiata a fare un ulteriore passo. Nel 2021, ha fondato l’associazione Weavers of Hope (“Tessitrici di speranza”), che opera sia in Italia, sia in Europa, ma soprattutto in Nigeria, suo Paese di origine, e in altre nazioni africane. «Il mio impegno – dice – è dedicato innanzitutto a prevenire questo fenomeno perché l’ho vissuto in prima persona e so cosa vuol dire poter proteggere chi ne è vittima e garantire percorsi di libertà, dignità e autonomia a chi, ancora oggi, viene ridotto in schiavitù».
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