Una cooperante e il diritto di voto: ferie e 700 euro di aereo

Una lettrice segnala le difficoltà di tanti volontari all'estero: niente soluzioni per corrispondenza nei Paesi africani, rimborsi solo per chi è iscritto all'Aire. Un caso emblematico che mettiamo all'attenzione del Governo
February 6, 2026
Caro Avvenire, esercitare il proprio diritto/dovere di voto per chi si trova all’estero può costare molto caro al punto da diventare praticamente impossibile. Nel Paese nel quale mi trovo non sarà possibile, infatti, votare per corrispondenza «a causa delle condizioni logistiche locali». Questa impossibilità accomuna i cittadini italiani che si trovano in Burkina Faso, Costa d’Avorio, Liberia, Niger, Sierra Leone e, probabilmente in molti altri Paesi. L’informazione è reperibile sui siti delle rispettive ambasciate italiane. L’unica possibilità è quella di rientrare in Italia. Lo Stato riconosce un rimborso pari al 75% del costo del biglietto di viaggio, esclusivamente per la classe turistica (riporto sempre dal sito dell’Ambasciata). Ma questo vale solo per i cittadini italiani iscritti all’Aire (Anagrafe Italiana dei Residenti all’Estero). Non devono iscriversi all’Aire (tra gli altri) «i cittadini che si recano all’estero per un periodo di tempo inferiore a 12 mesi». Questa è la condizione nella quale mi trovo. Un volo aereo andata e ritorno per l’Italia con partenza sabato 21 marzo alle 5.50 e rientro domenica 22 alle 16.55 mi costerebbe un giorno di ferie, 22 ore di viaggio (scali compresi) e 718 euro di biglietti.
Una cooperante internazionale
Gentile Adele, rispetto e comprendo la sua richiesta di anonimato, scelgo pertanto questo nome fittizio per rispondere alla sua accorata lettera, piena di senso civico e di delusione per l’impossibilità di tradurlo in pratica. In un Paese nel quale la partecipazione al voto sta declinando costantemente, con punte negative sotto il 50 per cento anche in elezioni regionali, non è difficile immaginare che l’affluenza alle urne per il referendum confermativo del 22 e 23 marzo (neppure vincolato a un quorum minimo) risulterà piuttosto bassa, in linea con quella di consultazioni simili. Di fronte a questo scenario chi, come lei, vorrebbe partecipare esercitando il proprio diritto fondamentale in una democrazia, si vede di fatto privato di tale opportunità, dovendo sopportare costi materiali sproporzionati.
Tra l’altro, gentile Adele, lei è in Africa per mettere a disposizione competenze e impegno al Piano Mattei, che l’Italia ha pensato come strumento di cooperazione virtuosa in un ideale ponte tra nazioni dallo sviluppo avanzato (come la nostra) e nazioni desiderose di raggiungere tale condizione. Appare paradossale che impegnarsi in tale progetto finisca con il vanificare l’esercizio del voto, prima condizione della democrazia e diritto garantito dalla nostra Costituzione.
Detto questo, sembrerebbe sensato estendere il beneficio del rimborso di viaggio a tutti coloro che ne abbiano i requisiti, siano o meno iscritti all’Aire. Si potrebbe poi valutare, anche sul piano normativo, di prevedere in futuro modalità di voto in presenza presso le sedi diplomatiche, se si volesse facilitare l’espressione della volontà politica dei nostri connazionali all’estero. Non ignoriamo che negli ultimi anni si è fatto molto rispetto a un passato in cui c’era stata una dimenticanza totale degli espatriati, i quali erano (e sono ancora) per lo più cittadini partiti in cerca di migliori condizioni economiche e lavorative. Si tratta, quindi, di persone doppiamente “penalizzate” dalla loro patria, che mostra in questo caso un volto da matrigna. Sebbene, nell’occasione specifica, vada riconosciuta l’esistenza di reali difficoltà logistiche e di sicurezza.
Possiamo quindi auspicare che rendere pubblico il suo caso, probabilmente non unico, sensibilizzi le nostre autorità nella direzione di una maggiore sollecitudine verso tutte le categorie di elettori che si trovano all’estero. Rimane apparentemente scoperta nell’esercizio dei propri diritti politici la fascia di italiani temporaneamente fuori dai confini per lavoro, studio o missioni umanitarie, che non rientrano nell’Aire. Penso in particolare al vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che in tanti casi si è dimostrato attento e proattivo nel tutelare gli italiani nel mondo. E se anche non potrà votare, gentile Adele, il suo messaggio sia almeno di sprone a noi che possiamo senza disagi andare al seggio. Godiamo di una preziosissima libertà, utilizziamola per il bene pubblico, scegliendo con coscienza tra le opzioni disponibili. Diamo il nostro contributo meditato, senza che altri decidano per noi, sia il caso di un referendum o di un’elezione. Buon voto a tutti.

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