Il Volo di “Kong” tra domande esistenziali e Torre Branca

Fabio Volo torna in tv con Kong, talk “tra le nuvole” dalla Torre Branca di Milano, tra grandi domande, ospiti noti e leggerezza televisiva.
May 7, 2026
L’ambientazione è sicuramente originale per un talk televisivo: in cima alla Torre Branca di Milano, nel Parco Sempione, alta 108 metri e 60 centimetri, con il cielo come sfondo e la città ai piedi.
Disegnata da Gio Ponti, costruita nel 1933, restaurata dall’azienda del famoso amaro che le ha dato il nome, la torre, come si legge nel sito del Museo Branca, è considerata una vera opera d’arte in cui l’architettura moderna e la tecnica nuova trovano un punto di contatto. Da qui, dal lunedì al venerdì alle 20,10 su Rai 3 per poco più di venti minuti, va in onda Kong, che ha per sottotitolo, manco a dirlo, Con la testa tra le nuvole, programma di Rai Cultura, scritto da Fabio Volo con Giorgio Cappozzo e Fosco D’Amelio, Cristina Erbetta, Luca Restivo, Livia Russo, la consulenza di Vladimiro Polchi e la regia di Cristian Biondani.
A condurlo lo stesso Fabio Volo, attore e scrittore il cui pseudonimo (il vero cognome è Bonetti) sembra anch’esso non a caso, vista appunto l’ambientazione. L’idea di Kong, stando alla Rai, è semplice e radicale: trovare le risposte alle domande che contano davvero, sollevandosi da terra. Tutte le sere un argomento: il destino, l’amore, Dio, la felicità… «Temi alti – dice Volo – per i quali siamo dovuti finire sulla torre». Il tutto «con la profondità di una confessione e la leggerezza di una passeggiata». Sono saliti e continuano a salire sulla torre, sfidando in molti casi le vertigini, personaggi della cultura, della scienza e dello spettacolo: dal climatologo Luca Mercalli all’astronauta Umberto Guidoni, dall’attore Beppe Fiorello al cantautore Riccardo Cocciante.
Con tutti il conduttore cerca di approfondire il tema della serata, ma fino a un certo punto per non rischiare di appesantire il programma e perdere ritmo. Per questo, dimostrando che in televisione ci sa ancora fare nonostante un’assenza di 13 anni, Volo si muove tra gli angusti spazi della torre dove ha creato gli angoli del dialogo, della musica, del contatto diretto con il pubblico (un oblò dal quale parla alla telecamera) e delle immagini, sfruttando il ricco materiale d’archivio delle Teche Rai e al tempo stesso la spettacolarità delle riprese dei diversi droni che girano all’esterno della torre, oltre ad affidare gli stacchi musicali alla band dei Selton. Tornando al titolo, il conduttore spiega che si ispira a King Kong, il celebre film sul gorilla gigante nato proprio nel 1933 come la torre, ma il teologo Vito Mancuso, ospite della puntata di martedì scorso, ha fatto sapere che Kong è anche il cognome cinese di Confucio e significa luminoso. Contento quindi Fabio Volo e contento anche Mancuso che, al di là di un dialogo a tratti interessante, ha potuto presentare il suo ultimo libro come hanno fatto altri ospiti compresi i cantanti con i loro dischi. Ma questo fa parte del gioco. Del resto la tv resta il principale mezzo di promozione.

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