“Anni di piombo, musica leggera” In un doc i suoni di una stagione

Gli Anni Settanta riletti attraverso la musica: tra ribellione, impegno, contestazione e il buio del terrorismo.
April 28, 2026
“Anni di piombo, musica leggera” In un doc i suoni di una stagione
Per chi ha vissuto gli Anni Settanta del secolo scorso non è solo un tuffo nel passato, è soprattutto una rilettura a menta fredda di un periodo cruciale della nostra storia recente. Per chi è nato dopo è un’occasione per capire cosa siano stati il movimento studentesco, la contestazione giovanile, la degenerazione terroristica di diversa matrice e che ruolo abbia avuto la cosiddetta canzone d’autore in voga in quel decennio. Parliamo dell’interessante docufilm Anni di piombo, musica leggera, andato in onda ieri in prima serata su History Channel e in streaming su Now. Diretto da Mary Mirka Milo, che lo ha anche prodotto con Alessandro Costantini, il docufilm racconta, con la preziosa consulenza dello storico Roberto Morozzo della Rocca, di come la musica sia stata determinante per una generazione visionaria e ribelle, che ha vissuto momenti positivi di impegno e partecipazione, ma favorito al tempo stesso un clima di tensione che è degenerato nelle azioni terroristiche di estrema destra e di estrema sinistra. Del conflitto politico la musica è stata specchio e protagonista dando origine a un fenomeno tutto italiano, senza equivalenti nel resto del mondo.
In quel periodo nascono i primi grandi festival pop, riviste come « Re Nudo», band come Area, Perigeo, Napoli Centrale e PFM, nascono le radio libere che rompono il monopolio Rai aprendo nuovi spazi creativi e culturali. Ma la pressione politica cresce e la libertà degli artisti si assottiglia. Molti di loro vengono contestati (Francesco De Gregori, Antonello Venditti), altri accusati di disimpegno (Battisti, Celentano). Di tutto questo, nel docufilm, parlano in prima persona i protagonisti dell’epoca: cantautori come Eugenio Finardi (autore tra l’altro del brano simbolo di quegli anni: Musica ribelle, del 1976), Maurizio Vandelli, Drupi, Alan Sorrenti, Ricky Gianco; produttori discografici e critici musicali come Mara Maionchi e Gino Castaldo, che da giornalista e scrittore offre l’analisi più articolata del decennio, con la nostalgia di chi da ventenne ha vissuto quegli anni, ma anche con i
l distacco di chi ha poi riflettuto sui pro e i contro di una stagione che purtroppo passerà alla storia come quella degli anni di piombo. Non a caso la regista (che è nata a Roma nel 1975 e quindi non ha vissuto in prima persona gli Anni Settanta se non da bambina) intercala il racconto con immagini di repertorio delle stragi di Piazza Fontana a Milano (di cui si è peraltro occupata in un documentario specifico), di Piazza della Loggia a Brescia, dell’Italicus sulla linea ferroviaria Firenze-Bologna, fino al sequestro e all’uccisione di Aldo Moro, che rappresenta lo spartiacque più drammatico del decennio. A quel punto la canzone impegnata inizia a depotenziarsi e i musicisti riscoprono il sentimento e la leggerezza, preannunciando i suoni degli Anni Ottanta.

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