Bici e televisione, accoppiata che esalta il fattore umano
Il Giro d’Italia resta lo sport più televisivo: fatica, paesaggi e imprevisti diventano racconto epico, grazie anche alla squadra Rai, capace di unire competenza tecnica e sensibilità popolare.
Televisione e ciclismo vanno sempre d’accordo. Ogni anno, in occasione del Giro d’Italia, non possiamo fare a meno di ripetere che quello delle due ruote (a pedali, non a motore) è lo sport più televisivo che ci sia. I motivi si sanno. Dal vivo il ciclismo è bello, ma si risolve nell’emozione di un attimo, che in molti adesso sprecano per una ripresa con il telefonino (senza parlare dei delinquenti a bordo strada che tentano persino di far cadere i corridori com’è successo giovedì). In tv, invece, di una tappa si riescono a seguire tutti i momenti grazie alle riprese dall’elicottero (punto di vista inedito per tutti), ma soprattutto dalle moto, che ti portano nel vivo della competizione, in mezzo al gruppo, spesso e volentieri anche in mezzo (purtroppo) alle tante cadute che stanno caratterizzando anche questa edizione della corsa in rosa, segnata da un maltempo incredibile, in particolare il 13 maggio, con la già difficile tappa Praia a Mare-Potenza, che è diventata durissima, sotto continui nubifragi, freddo, cadute, un finale folle e il nostro Giulio Ciccone che dopo un solo giorno ha perso quella maglia del primato che inseguiva da dieci anni. La televisione in tutto questo (nonostante che nello specifico quel giorno proprio gli elicotteri non si sono potuti alzare in volo) ha contribuito a rendere epica una sfida estrema, compiuta da atleti giunti al traguardo stremati, infreddoliti, che battevano i denti per davvero, non per modo di dire.
I corridori non saranno d’accordo, ma anche questo è il bello del ciclismo, che i nostri telecronisti sanno tra l’altro raccontare davvero bene. Ci riferiamo soprattutto alla diretta quotidiana di Rai 2 con la collaudata squadra guidata dal bravo Francesco Pancani, l’appropriato commento tecnico di Stefano Garzelli e Davide Cassani, la motocronaca di Stefano Rizzato e le sottolineature tra storia e tradizioni popolari dello scrittore Fabio Genovesi, sempre attento ai risvolti umani di ogni vicenda che racconta, compresa, nel momento in cui i ciclisti passavano da Nola, la genesi del Tu scendi dalla stelle ad opera del napoletano Sant’Alfonso Maria de’ Liguori che avrebbe scritto un canto così semplice e popolare, capace di rendere Gesù più vicino a noi, perché «da grande confessore qual era gli è bastato ascoltare profondamente chi gli stava davanti». Parole di elogio per Genovesi sono state espresse da ben più autorevoli firme, per cui rimane ben poco da dire, se non che dal primo momento abbiamo capito quanto fosse importante il suo contributo in dirette di molte ore come queste che ormai tra Rai Sport e Rai 2 seguono l’intera tappa. Sono bravi anche i telecronisti di Eurosport, ma forse un po’ più per addetti ai lavori. Quelli Rai, nel complesso (compresi quindi Alessandro Fabretti, Silvio Martinello, Giada Borgato e tutti gli altri) sono più, in senso positivo, nazional-popolari.
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