Da Zerocalcare “Due spicci” di maturità da quarantenne
Zerocalcare torna su Netflix con Due spicci: tra ironia, malinconia e debiti, racconta una generazione costretta a fare i conti con il futuro.

Spicci nel senso di soldi, o più esattamente di debiti, ma anche spicci nel senso di un po’ di responsabilità e di qualche valore condiviso. È così che Zerocalcare, pseudonimo del fumettista Michele Rech, torna su Netflix, dopo il successo di Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo,
con la serie di animazione in otto episodi Due spicci. Nella prima serie, tramite il personaggio di Zero e di alcuni amici di un quartiere romano, l’autore raccontava parte della sua vita tra disagi, manie, insofferenze e persino situazioni dolorose e tragiche. Nella seconda, continuando a riflettere sulla difficoltà di provare a restare se stessi in un mondo che rischia di minare le certezze di ogni individuo, affrontava in modo più diretto il tema dell’ingiustizia sociale attraverso una storia di scontri tra favorevoli e contrari alla presenza degli immigrati nel centro d’accoglienza del quartiere. Il tutto, in entrambi i casi, con autoironia e sarcasmo, considerazioni a tratti divertenti per quanto demenziali, ricorrendo a un romanesco estremo con eccessi verbali: una parolaccia ogni tre parole. Ma c’è chiedersi se con un linguaggio diverso otterrebbe lo stesso effetto. Sicuramente no. Magari potrebbe risparmiarsi una sorta di imprecazione davvero al limite che ogni tanto viene ripetuta.
Alla forte irriverenza e alla grande ilarità si alterna comunque la tristezza, o più esattamente la melanconia. Una condizione che per assurdo porta dalla volgarità alla poesia, sia pure immediatamente sdrammatizzata. In questa terza serie protagonista è la generazione dei quarantenni, che si trova a fare i conti tra le aspettative che aveva negli anni passati e la situazione reale del momento presente.
I personaggi storici, anche in Due spicci ci sono tutti: Sarah, Secco, il Cinghiale e soprattutto Armadillo, la coscienza critica di Zero, una sorta di Grillo parlante con la voce di Valerio Mastandrea. Questa volta sono tutti chiamati a confrontarsi con il peso delle responsabilità e con problemi molto concreti come i debiti: quelli economici e non solo quelli emotivi di una generazione che dura fatica a crescere. Il valore di Due spicci, come delle serie precedenti, sta proprio nel raccontare, attraverso l’animazione per adulti, paure e speranze di chi oggi ha tra i trenta e i quarant’anni ed è chiamato a un atto di coraggio per affrontare il futuro. Lo stile è lo stesso, ma forse questa terza serie è più complessa e articolata di quanto possa apparire a prima vista, sicuramente più matura e ambiziosa, con una struttura narrativa che mette insieme commedia, dramma, thriller sociale e persino noir.
Interessante anche l’uso delle canzoni e delle citazioni. Tra l’altro, per avere un’idea del lavoro che c’è dietro a una serie d’animazione come questa, basta dare un’occhiata al lunghissimo elenco di collaboratori che appare nei titoli di coda.
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