Vespucci in onda I giovani marinai della nave scuola veleggiano in tv
La docuserie racconta il viaggio mondiale della Vespucci e, insieme, la formazione dura e affascinante dei giovani allievi della Marina. Tra toni celebrativi e racconto umano, mostra il sacrificio, la disciplina e gli ideali che stanno dietro la vita di bordo.

Un po’ di epica e un po’ di propaganda vanno messe nel conto. Per il resto la docuserie Vespucci, il viaggio più lungo (in onda in due parti ieri sera e venerdì prossimo su Rai 3) è decisamente interessante per capire tante cose della nave considerata la più bella del mondo e soprattutto cosa spinge dei giovani ad affrontare la disciplina della divisa e la dura vita del mare. Varata nell’ormai lontano 1931, l’«Amerigo Vespucci» è la nave scuola della Marina militare, custode delle più antiche tradizioni navali e marinare, e uno dei simboli dell’Italia più conosciuti nel mondo.
La docuserie (firmata da Flavio Maspes con la voce narrante di Luca Ward e le musiche di Nicola Piovani) racconta il progetto «Tour mondiale Vespucci e Villaggio Italia», che ha generato anche un vero e proprio fenomeno di costume, con una eco mediatica di oltre 38 mila pubblicazioni tra quotidiani, siti, tv, radio e agenzie nazionali e internazionali, un miliardo e 300 mila visualizzazioni sui canali social e oltre 120 milioni di interazioni. Si è trattato praticamente di un viaggio intorno al mondo, iniziato il 1° luglio 2023 e andato avanti per 20 mesi durante i quali la Vespucci ha toccato i cinque continenti, 30 Paesi e 35 porti, percorrendo oltre 46 mila miglia nautiche. Punto di partenza della docuserie l’Accademia Navale di Livorno dove gli allievi si preparano per la navigazione che li farà diventare marinai ancora prima che ufficiali della Marina.
Contemporaneamente dalle coste messicane la Vespucci salpa con rotta su Los Angeles, punto d’incontro per l’imbarco degli allievi e del primo Villaggio Italia, una sorta di mini expo itinerante che ha affiancato la nave per raccontare le eccellenze italiane. A Los Angeles, ai 250 componenti l’equipaggio, si aggiungono gli allievi ufficiali facendo salire a 400 le presenze, tante per una nave lunga 101 metri. A bordo, infatti, la vita è difficile, gli impegni sono tanti, le ore di sonno poche, a volte non più di tre, gli spazi sono angusti e non mancano le difficoltà psicologiche legate alla lontananza da casa e dagli affetti. Eppure, questi 150 ragazzi di neppure vent’anni, a differenza di tanti loro coetanei, hanno scelto una vita severa e non priva di rischi, motivati da forti ideali, che li spingono ad affrontare con un mix di timore ed eccitazione la prima salita sugli alberi del veliero in mezzo all’Oceano o di «scendere in terza squadra», ovvero passare tre giorni e tre notti chiusi sottocoperta per darsi in gruppo un nome e un’identità.
Per cogliere lo spirito di tutto questo, la narrazione è affidata principalmente al comandante, il capitano di vascello Giuseppe Lai, agli ufficiali e ai nocchieri, che spiegano le tante operazioni che comporta il navigare a vela, mentre gli allievi condividono le loro emozioni per un’avventura che resterà impressa per sempre nella loro memoria.
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