Entra nell’anima del territorio il commissario comico di Bisio
Bisio porta anche qui il suo marchio: più commedia che crime, tra indagini, nostalgia, radici e sentimenti in un Appennino pieno di misteri e umanità.
Claudio Bisio, anche nelle vesti del poliziotto, sia pure senza divisa, fa Claudio Bisio, ovvero essenzialmente il comico. È il suo tratto distintivo in tv, al cinema e in teatro. Per cui, anche nella nuova serie Uno sbirro in Appennino, in onda il giovedì su Rai 1 per quattro prime serate, non rinuncia il più delle volte alla leggerezza interpretando un commissario atipico, un po’ guascone, ma anche bonaccione, tale Vasco Benassi, trasferito per decisione del questore dalla sezione omicidi di Bologna alla guida del commissariato di Muntagò, immaginario suo paese d’origine sull’Appennino Emiliano.
Dalla vicenda, che a tratti tocca anche tasti seri, emergono nostalgia, vecchi amori e qualche fantasma del passato. Per il resto, più che di fronte a un poliziesco, nonostante il morto di circostanza, l’indagine e i colpi di scena, siamo di fronte a una commedia, con qualche punta di mistero, piccoli drammi e relazioni complicate, ambientata in un borgo di montagna con tanto di bellezze naturali, tradizioni, anima popolare e rischio spopolamento. Bisio aveva già fatto il commissario in Cops - Una banda di poliziotti su Sky. Anche in quel caso era interprete di un poliziesco in forma di commedia, per di più irriverente, che prendeva in giro il cosiddetto genere crime. Qui, però, è un’altra storia in quanto nella serie creata da Fabio Bonifacci e diretta da Renato De Maria, prodotta da Picomedia in collaborazione con Rai Fiction, entrano in gioco, come accennato, temi un po’ più impegnati come il ritorno alle origini, il legame con il territorio, il territorio stesso, rimasto miracolosamente intatto. Benassi, insomma, pur essendo titolare di un bel curriculum di successi investigativi, paga un errore commesso a suo tempo con un punitivo ritorno a casa, che gli permette però di riprendere contatto con le sue radici e con le persone che si è lasciato alle spalle. Come la cugina Gaetana (Elisa D’Eusanio), ispettrice del commissariato di Muntagò, che prova a offrirgli il calore della famiglia; il fidato Fosco (Michele Savoia), agente di polizia che decide di seguirlo in Appennino perché ne riconosce l’umanità e la lealtà; ma soprattutto Nicole Poli (Valentina Lodovini), grande amore platonico di gioventù, diventata solitaria quanto lui per via di brutte esperienze sentimentali e di un lavoro impegnativo: è la prima sindaca donna di Bologna.
Le storie degli adulti si intrecciano poi con quelle legate al figlio di Gaetana e al figlio di Nicole, grandi amici che perdono la testa per Amaranta (Chiara Celotto), giovane poliziotta che ha la stessa «tigna» di Benassi nel voler trovare i colpevoli e lui, dopo una iniziale resistenza, ne diventa il mentore, creando un rapporto maestro-allieva che sa tanto di padre-figlia. È così che al poliziesco e alla commedia di cui si diceva, si affiancano saga familiare e sentimenti.
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