Ci sono gesti d’amore che lasciano segni indelebili nel cuore di chi li riceve come di chi li fa. Testimoniano il desiderio di bene che abita nel cuore delle persone e fanno respirare aria buona a tutti noi, schiacciati come siamo dall’indifferenza e dal cinismo. E quando questi gesti nascono da una condizione di fragilità, il loro valore si moltiplica. Come quello compiuto da Guido che a 85 anni ha perso Roberto, il figlio segnato dalla sindrome di Down del quale si prendeva cura dalla nascita e che è morto tra le sue braccia all’età di 56 anni. È stato l’epilogo di una storia lunga d’amore, consumata nel silenzio e in una dedizione totale dalla quale è sgorgata un’altra forma di dedizione: Guido ha deciso di donare i risparmi accumulati dal figlio alla Società di San Vincenzo De Paoli per consentire la costruzione di un pozzo a Gashaki, in Ruanda, in un territorio dove ancora si muore per mancanza di acqua pulita. «Sapere di avere dato la possibilità di campare a tante persone è stato come dare compimento al sacrificio di mio figlio - racconta l’anziano genitore -. Questa donazione mi ha dato pace, penso di avere fatto la cosa giusta». Vicino al pozzo, una targa rende omaggio e fa memoria del figlio Roberto, testimonianza di un dolore divenuto generatore di carità. © riproduzione riservata
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