Vangelo e discorsi d'odio online: tra una beatitudine e un mea culpa
mercoledì 13 novembre 2019
«Beati voi quando gli hater vi prenderanno di mira, quando istigheranno alla violenza fisica contro di voi e costruendo fake news monteranno campagne social contro di voi per causa mia e del Vangelo. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». Consapevole che farà scuotere la testa agli «amici esegeti», Giorgio Bernardelli, nel suo ultimo post su "Vino Nuovo" ( bit.ly/2QmRFsf ), prende di petto la questione di come rapportarsi ai discorsi d'odio che proliferano sui social network alla luce del Vangelo. Sottolinea che l'era dei social ha messo di fronte molti di noi a un'eventualità alla quale un tempo si poteva facilmente sfuggire, semplicemente selezionando le frequentazioni. Oggi invece «constati che appena ti esponi su qualcosa è sufficiente qualche ora per trovare distorte o strumentalizzate le tue parole da qualcuno che ce l'ha con te». Così, con toni accorati che evocano la preghiera, Bernardelli legge in questa chiave «Beati voi quando vi insulteranno» suggerendoci di farci noi stessi interpreti della «ricompensa nei cieli» che Gesù promette, ovvero di cercare «un modo diverso per stare in Rete adesso», del quale offre qualche ottimo esempio. Ma la forza maggiore del suo appello l'avverto nel mea culpa: quando cioè sottolinea che il meccanismo è così coinvolgente che anche nel nostro cuore e nella nostra mente «diventa difficile porre un confine tra la difesa della verità delle cose» e quella del nostro ego, e quando paventa in noi il vizio di trasformare le nostre piccole parole in «idoli intoccabili». Così, la sua riscoperta dell'ultima beatitudine si conclude in una speranza che condivido: che il Padre misericordioso con noi non utilizzi mai «il comando per bannare», e che col suo pc oggi continui a scrutare la Rete aspettando che anche l'hater, l'odiatore, nostro fratello, «ritorni a casa per fare festa insieme».
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