Un insegnante e la sua coscienza: quando la Rete diventa edificante
venerdì 14 ottobre 2016
Edificante. Spendo apposta questa parola, desueta al punto da sembrare misera, per descrivere la testimonianza, letta sulla pagina Facebook di Gennario Iorio ( tinyurl.com/zggrygt ), di un gesto anch'esso desueto ma dal contenuto estremamente ricco e consolante. Il professor Iorio, che è cieco, insegna filosofia e storia, anche se non è ancora di ruolo. È una persona fine e un intellettuale coi fiocchi; partecipa agli eventi culturali della sua città e ha una rubrica su una web radio, Radio Oltre; non gli manca una sensibilità religiosa, nella quale si intersecano cristianesimo e buddhismo.Tutto ciò e molto di più si intravede in un post che lui stesso definisce «lettera aperta», e nel quale racconta che ha appena rifiutato un incarico annuale nella scuola (come dire: il meglio che possa capitare a un precario) perché si trattava di fare l'insegnante di sostegno. E spiega: «Ho dovuto scegliere di non dare la mia disponibilità perché ho dell'inclusione un'idea molto alta. Sono un docente con una disabilità, ma questo non m'impedirebbe di prendere un incarico come insegnante di sostegno per qualsiasi disabilità». Tuttavia «non ho le condizioni e soprattutto le competenze per svolgere questo delicato e importante ruolo», anche perché prima «nulla ci viene detto sui casi da seguire». Così, sebbene la rinuncia comporti la perdita di punti preziosi per la graduatoria di un insegnante, il professor Iorio preferisce «non lavorare che non dare a uno o più studenti un docente di sostegno capace di valorizzarli. Ecco, il valore è qualcosa che dovremmo vedere sempre dietro i nostri studenti».«Amo il mio lavoro e la mia filosofia – conclude Gennario Iorio – e continuerò a vivere il paradosso di volere insegnare e nello stesso tempo essere disabile». Anch'io amo questo mio lavoro, e oggi mi è più cara del solito anche la Rete, che, senza le mediazioni che sarebbero state necessarie in altri tempi, mi ha messo in contatto diretto con un'umanità così degna e una coscienza così solida.
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