domenica 19 giugno 2022
Non so se è l'età, o se sono solo le circostanze, ma sto riscoprendo il piacere di un fare legato alle piccole cose. Un fare che riguarda la bellezza, come coltivare piante fiorite sul terrazzo, ma anche un fare che riguarda l'uso delle mani, come cucire o lavorare all'uncinetto: tutte cose che ho sempre frequentato di fretta, magari per necessità, senza soffermarmi davvero sul piacere che possono darmi.
Con una certa sorpresa ho scoperto così l'infinita varietà del mondo YouTube dei tutorial, che accompagnano anche le persone inesperte nelle più varie attività; ho scoperto che ci sono tutorial per ogni cosa: dal rammendare al fare una borsa, dal togliere le macchie difficili al cucinare dolci raffinati. La sapienza quotidiana delle piccole cose non passa più di madre in figlia, ma non ha smesso di esserci preziosa e necessaria, e il numero sterminato di proposte presenti sul web ci dice che il tema della cura ci riguarda: è un'esigenza che appare molto femminile, e non solo di un femminile attempato o nostalgico, ma soprattutto del femminile giovane, rimasto orfano della sapienza delle madri.
Guardando questi tutorial e i commenti che li accompagnano si scopre quanto sia diffuso nelle donne il desiderio di saper fare bene quello che serve alla cura, ma anche quanto grande sia il piacere di saper produrre bellezza: una bellezza a misura di quotidiano e alla portata di tutti.
Per quanto mi riguarda, io ho ritrovato nelle mani la memoria antica di gesti imparati da mia madre e forse un po' anche a scuola, nelle ore di "economia domestica": un insegnamento oggi così politicamente scorretto che è persino pericoloso evocarlo, soprattutto se con una punta di nostalgia.
Mi sono sentita grata e fortunata: qualcuno ha avuto la pazienza di starmi vicino, di correggermi, di incoraggiarmi perché non abbandonassi subito la sfida complessa di impugnare un ago, tenere un uncinetto, trafficare con i ferri da calza; tutte azioni complesse, prassie raffinate che richiedono allenamento quanto imparare uno strumento, scrivere, fare uso di chiodi e martello. Per insegnarle e apprenderle ci vuole qualcuno che crede nel valore e nella bellezza di azioni come queste, al punto di insistere finché il ripetersi costante del gesto lo rende fluido e lo automatizza, spostando l'attenzione dalla fatica al piacere del risultato.
Per quello che ho visto dai tutorial, le donne reali di ogni età ma anche di ogni ceto sociale o professione non sembrano considerare la competenza alla cura come il retaggio di una condizione mortificante di subordinazione al maschio. In questo mondo sommerso e parallelo si trovano innumerevoli donne che scoprono il piacere della competenza, e la dimensione potenziale di piacere nascosta nella cura del quotidiano; donne che hanno voglia di rendere più abitabile il mondo e più bello ciò che le circonda, facendo uso di fantasia e creatività.
Scomparsa la trasmissione dei saperi da madre a figlia, le giovani donne di oggi hanno trovato modalità nuove per riscoprire un fare antico che richiede pazienza, ordine, precisione, ripetizione di gesti semplici, ma che aiuta a creare l'armonia di cui abbiamo bisogno. La nostra è una realtà che ci inquieta con rumori di morte; nell'affanno del tempo che ci sfugge e del disordine che ci assedia, prendersi cura delle cose continua ad essere per il mondo una terapia preziosa, di cui le donne continuano istintivamente a farsi carico.
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