Plastica, raccolta in crisi
sabato 31 gennaio 2004
Il mondo agricolo ed agroalimentare italiano è sempre di più combattuto fra produzione e territorio, quantità e qualità, tradizione e innovazione. Si dice, genericamente, che gli agricoltori cercano a tutti i costi - e giustamente - la qualità delle loro produzioni anche se questa sembra ancora confinata a poche etichette e sigle, con un occhio all'ambiente e uno ai bilanci. E, per complicare la situazione, periodicamente arrivano pure colpi bassi come quelli del maltempo (si calcola che i suoi effetti negativi arrivino a qualche miliardo di euro), oppure di qualche imprenditore agroindustriale "molto intraprendente". Poi, c'è tutto il resto: i prodotti che devono essere a tutti i costi tipici oppure quelli che vengono adoperati per qualsiasi cosa: anche come cosmetici. Si tratta di contraddizioni che la dicono lunga sulle trasformazioni che i nostri campi stanno attraversando. Qualche esempio? La Cia - una delle tre organizzazioni italiane di agricoltori - ha denunciato una cosa molto seria. Gli agricoltori - stando ad una nota diffusa in settimana - sarebbero stati "nuovamente beffati da una legge". Il decreto conosciuto come Mille proroghe, votato al Senato - spiega la Cia -, contiene un articolo che spazzerebbe via "un debito di oltre 35 milioni di euro dovuto dalle case produttrici di polietilene al Consorzio preposto per la raccolta ed il riciclo della plastica. Una somma di denaro pressoché
equivalente è stata già versata dagli agricoltori al momento dell'acquisto dei teloni per le serre".
Più precisamente, gli agricoltori hanno pagato 60 delle vecchie lire ogni chilogrammo di polietilene acquistato: una sorta di contributo che avrebbe dovuto garantire la raccolta e il riciclo dei materiali una volta in disuso. Tutto però, adesso verrebbe vanificato: il Consorzio, spiegano alla Cia, senza finanziamenti non potrà più operare. Sempre che la Camera non cambi i termini del decreto. Intanto - è sempre una denuncia degli agricoltori - sembra che le campagne soffochino quasi sotto montagne di rifiuti di plastica. Dai rifiuti, però, la stessa agricoltura passa con grande facilità alle creme di bellezza, o quasi. Lasciando da parte per un momento i marchi Dop e Igp, con i prodotti agricoli ci si può fare anche dell'altro. Sono ormai diffusissimi, (con tanto di adeguato giro d'affari), centri di bellezza e di vacanza che propongono massaggi all'aceto balsamico (di Modena ovviamente), con il miele di acacia oppure con l'olio di cappero. Senza contare il "bagno alle mele" oppure quello con la salvia e il timo e ancora quello alle vinacce sulla pietra calda al lume di candela. E senza dimenticare quello allo yogurt ed ai mirtilli del Sudtirolo. Ma tutto ciò servirà a risollevare le sorti delle nostre imprese agroalimentari? Chissà.
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