Nessuno scandalo: musica e sport sono “cura della polis”
mercoledì 18 maggio 2022
La vittoria della Kalush Orchestra, band ucraina cui il voto "popolare" ha consentito di trionfare nell'edizione italiana dell'Eurovision Song Contest, ha fatto discutere. Ormai pare non esistere più un accadimento che sia in grado di uniformare opinioni ed evitare polarizzazioni fortemente – e talvolta pericolosamente – binarie. Questa occasione è stata l'ennesima per schierare, su un versante, i difensori della tesi: "Evviva, dalla musica e dall'Europa arriva un segnale inequivocabile di affetto verso un popolo aggredito che deve difendersi e vincere" e sul versante opposto coloro che: "Non si fa politica con la musica, doveva essere premiata la miglior canzone!". Trovare un modo oggettivo per definire quale potesse essere considerata la "miglior canzone" mi sfugge (e non ho intenzione di approfondire). Mi limito a ricordare che anche in alcune discipline sportive, per esempio nella ginnastica artistica, c'è una giuria che, in maniera inevitabilmente soggettiva, valuta una prestazione. Per cui credo che "la miglior canzone" semplicemente sia quella che trasmette un'emozione e un'intensità maggiori.
Forse la riflessione più importante è un'altra: se questa vittoria non doveva essere "politica", che cosa è, allora, la politica? Perché quella della Kalush Orchestra i cui componenti, come dichiarato dal frontman Oleh Psiuk, torneranno tutti immediatamente in Ucraina per mettersi al servizio di ciò che servirà al Paese al termine del permesso speciale ottenuto per esibirsi a Torino, è stata una vittoria "politica"?
Io credo che tutto sia politica. Si fa politica con la musica, con lo sport, con l'economia, con il lavoro, con la finanza, con l'arte, con la giustizia, con l'istruzione, e potrei andare avanti a lungo. Si fa politica, in sostanza, facendo bene e in maniera onesta ciò che ciascuno di noi sa fare. Il voto di tanti "non-esperti" che ha ribaltato la classifica stilata da una giuria che era invece chiamata a valutare una performance vuole significare che si fa politica in tanti modi diversi, anche con la musica o con lo sport.
E mi fa ancora più pensare che – posso assicuralo – non vedevo Torino così bella e felice dal 2006 quando, guarda caso, la mia città aveva ospitato i XX Giochi Olimpici invernali. Anche quell'evento trasformò città e cittadini, ben oltre il valore delle percentuali di turisti o visitatori dei musei cittadini. La musica e lo sport non "fanno" politica, sono politica. E sono due potentissimi strumenti di miglioramento del mondo, capaci di ispirare le persone a prendersi cura dei luoghi dove abitano, per tentare di restituirli, un po' meglio di come li si è ereditati, a qualcuno che verrà dopo. Eccola qui, la politica: prendersi cura della Polis, come dicevano gli antichi Greci, il proprio pezzo di mondo.
«Troverò sempre la strada di casa, anche se tutte le strade sono distrutte»: è il verso della canzone della Kalush Orchestra che speriamo ci possa accompagnare nella più stringente necessità di questi complicati anni 20 del Ventunesimo secolo, in mezzo a furiose battaglie fra tesi e antitesi, per trovare e ri-costruire delle sintesi, delle strade, dei ponti.
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