Nell'ultimo Abbado salisburghese l'infinito di Mozart e Schubert
domenica 24 novembre 2013
L'alone sonoro dell'ultimo accordo della Messa in mi bemolle di Franz Schubert si dissolve lentamente e passano quindici lunghi, interminabili secondi di silenzio prima che il pubblico della Haus für Mozart di Salisburgo ritorni alla realtà e faccia partire un interminabile applauso liberatorio; sul volto stanco e profondamente segnato di Claudio Abbado restano invece a lungo impresse tutta l'emozione e la carica di tensione con cui ha vissuto un'esperienza musicale totalizzante.Dopo un'assenza di dieci anni, nel 2012 il direttore milanese è ritornato sul podio del “festival dei festival”, l'appuntamento estivo più esclusivo dell'establishment musicale internazionale; a Salisburgo, Abbado è stato uno dei protagonisti più attesi della serie di dodici appuntamenti intitolati “Ouverture spirituelle” con cui il direttore artistico Alexander Pereira (il futuro sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano) ha voluto inaugurare l'edizione dello scorso anno.Il programma del concerto del 28 luglio – immortalato su un Dvd pubblicato da Accentus e distribuito da Ducale (GUARDA UN ESTRATTO DEL CONCERTO​) – prevedeva due vette estreme del repertorio sacro di tutti i tempi, la “giovanile” Missa solemnis K139 (>>>>>>Waisenhausmesse) di Mozart e la “matura” Messa D950 di Schubert, che Abbado ha esaltato con una lettura esemplare e dai toni quasi intimistici, grazie all'apporto determinante dell'Arnold Schoenberg Choir, dell'Orchestra Mozart e di uno strepitoso cast di cantanti solisti: per la Messa di Mozart il soprano Roberta Invernizzi, per quella di Schubert il soprano Rachel Harnisch e il tenore Paolo Fanale, per entrambe le partiture il contralto Sara Mingardo, il tenore Javier Camarena e il basso Alex Esposito.La perfezione esecutiva e la profondità di pensiero di questa interpretazione sono fedelmente documentate dal supporto video che, se possibile, accresce ancor più la forza d'impatto della parte musicale, testimoniando della massima concentrazione con cui Abbado affronta queste straordinarie partiture: con un gesto direttoriale asciutto ed essenziale, quasi in apnea, fluttuando in un tempo sospeso tra l'hic et nunc della sala da concerto e la dimensione di infinito che i capolavori di Mozart e Schubert sanno risvegliare a ogni nuovo ascolto.​​​
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