mercoledì 28 ottobre 2015
Ora che il Sinodo sulla famiglia è formalmente finito, e mentre sta già iniziando il post-sinodo, azzardo un piccolo bilancio della copertura che ne hanno dato i siti e i blog italiani dediti all'informazione religiosa. Ho già ripetuto che si sono attestati intorno al 50% di tutti quelli dedicati, negli stessi giorni, alle cose di religione. Aggiungo che negli ultimi tre giorni siamo saliti al 75%: in pratica, non si è parlato d'altro. Per chi preferisce i numeri assoluti, e limitandomi al campione di fonti italiane che consulto quotidianamente, posso stimare di aver letto in quei 21 giorni più di 500 cronache o commenti.Non sono invece in grado di misurare le molte parole: il digitale, diversamente dal cartaceo, non pone limiti alla lunghezza dei testi, se non quello della presunta capacità di attenzione di chi ci legge. Posso assicurare che, sia in chi aspettava dal Sinodo innovazioni, sia - e forse ancor più - in chi le temeva, la presunzione prevalente è stata quella di rivolgersi a lettori capaci di molta attenzione...Sarà per questa grandissima quantità di parole lette, scritte e scambiate che, tra i secondi Vespri della domenica e le Lodi di ieri, mi è parso di registrare tra gli informatori religiosi un certo clima da "Generale" (intendo la celeberrima canzone di De Gregori), nostalgia del ritorno a casa dopo, non dirò una guerra, ma certamente un impegno professionale totalizzante. Ecco allora Gian Guido Vecchi ("Corriere della sera") twittare «E finalmente, chiuso il Sinodo sulla famiglia, posso passare una serata in famiglia (paradossi del giornalismo)». Ecco Fabio Colagrande ("Radio Vaticana") riporre simbolicamente, su Facebook, il badge, misurando con giusta soddisfazione quantità e spessore dei sinodali intervistati. Ed ecco infine Maria Elisabetta Gandolfi, sull'impeccabile "Indice del Sinodo" da lei curato (http://tinyurl.com/op5txxm), riuscire a spiegare «Il Sinodo ai suoi figli» e forse anche a molti altri, che malgrado tutto il nostro lavoro ci chiedono distrattamente: «Ma poi, al Sinodo, cosa hanno deciso?».
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