mercoledì 15 novembre 2017
«Nulla in guerra è come pensi. Non c'è addestramento che possa prepararti. Non c'è alcun tipo di gloria. Non ci sono eroi. Ci sono solo morte e dolore». Sta forse in queste parole del rude sergente maggiore Robert Miltenberger il senso di Long Road Home, la serie tv in onda il martedì in prima serata su National Geographic (canale 403 di Sky). Tratta dall'omonimo best seller della reporter Martha Raddatz, per anni inviata di guerra della Abc, Long Road Home racconta, in otto episodi, la drammatica vicenda di un gruppo di soldati della prima divisione di cavalleria dell'esercito statunitense vittima il 4 aprile 2004 di un'imboscata a Sadr City, quartiere periferico di Baghdad. Un attentato che costò la vita a otto soldati mentre sessantacinque rimasero gravemente feriti. Erano arrivati da Fort Hood, in Texas, da appena quattro giorni per una missione di peace-keeping (mantenimento della pace) in un'aerea definita «il posto più sicuro dell'Iraq», a un anno di distanza dalla dichiarazione di «missione compiuta» da parte del presidente Bush, ovvero dalla presunta fine delle principali azioni di combattimento dopo l'invasione del Paese arabo (20 marzo 2003) e la cattura di Saddam Hussein (13 dicembre 2003). La serie prende il via con le immagini di sangue e le urla di dolore dei feriti portati a Campo Eagle il giorno dell'agguato. Da lì il lungo flashback che ci riporta dapprima a Fort Hood con il saluto dei soldati statunitensi alle famiglie e poi ai primi giorni della missione militare. Ogni episodio segue in modo particolare un personaggio: il primo si concentra sul tenente Aguero, il secondo sul colonnello Volesky. Ogni volta con un'alternanza tra le azioni di guerra in Iraq e l'angosciante attesa dei familiari in Texas. Long Road Home non è certo il primo film o la prima fiction sul conflitto iracheno, ma è uno dei pochi casi in cui si indaga con accortezza il lato umano della tragedia. Dal racconto emerge il valore della solidarietà e in alcuni momenti persino della preghiera. E poi ci sono gli affetti. C'è il punto di vista delle madri, delle mogli e dei figli a casa, in attesa. Il tutto per dimostrare l'atrocità della guerra. In questo senso, i telespettatori farebbero bene ogni tanto a concentrarsi sui canali considerati minori. In nicchie come National Geographic si possono scovare prodotti di qualità.
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