La domanda sui colori che usa Dio e altre emozioni non solo cavalcate
mercoledì 27 febbraio 2019
Se la quotidiana esplorazione nella blogosfera ecclesiale è stata, negli ultimi giorni, particolarmente esposta ai bagliori del summit vaticano su «La protezione dei minori nella Chiesa», il post che Maria Marzolla ha consegnato al blog di Robert Cheaib "Briciole di teologia" ( tinyurl.com/yy6rnfz7'' target='_blank'>tinyurl.com/yy6rnfz7' target='_blank'>https://tinyurl.com/yy6rnfz7 ) ha regalato a chi vi si è imbattuto un momento di riparo. Il minore che ne è protagonista, infatti, è un bambino (o forse una bambina? Dal testo non è dato di saperlo) al quale si lascia fare il bambino, al punto da prendere sul serio una sua «domanda difficilissima: Ma Dio che colori ha usato per dipingere il mondo? Le tempere o gli acquerelli?». Non importa cosa la mamma-autrice abbia risposto, importa invece la riflessione che ne ha tratto, che si concentra sull'«imprimitura» (la preparazione del supporto sul quale si vuole dipingere).
Dunque, «Dio ha impresso se stesso nel creato e a rivelarcelo, senza ombra di dubbio, è il carattere della perfezione. (...) E così la tela della nostra vita prende forma, impressa di Dio, prima ancora che dei colori». Maria Marzolla si definisce «moglie e mamma di tre bimbi» e poi «giornalista e guida turistica, animatrice di un gruppo giovani» e «infine scrittrice», con già due libri pubblicati, e altri, suppongo, nel cassetto. Nelle prime righe del suo post ci rivela anche qualcosa della sua personale vita digitale, laddove, a proposito del tramonto che è la causa della domanda sui colori di Dio, sottolinea: «Da adulti tentiamo di catturare il momento con uno scatto fotografico».
Infatti, oltre a collaborare con il blog "Matrimonio cristiano" e ad avere il suo profilo Facebook, Marzolla cura, sempre su Facebook, una pagina, Il solletico delle emozioni, dove ogni «scatto fotografico», che ritengo per lo più opera dell'autrice stessa, è motivo, talvolta pretesto, per una riflessione breve ma che va decisamente oltre la didascalia. Elaborando, per così dire, l'emozione e non solo – come spesso si fa in Rete – cavalcandola.
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