L'inflazione colpisce i prezzi agroalimentari tra i campi e la tavola
domenica 10 gennaio 2016
I prezzi al consumo dei prodotti alimentari nel 2015 sono cresciuti undici volte la media dell'inflazione. Il dato è di quelli che fanno pensare e ripropone uno dei problemi storici dell'agricoltura e dell'agroalimentare nostrani.A calcolare la differenza fra inflazione e aumento dei prezzi alimentari, è stata la Coldiretti sui dati Istat dello scorso novembre. Ciò che più conta per i rappresentanti dei coltivatori, tuttavia, non è tanto l'aumento in quanto tale dei prezzi alimentari, ma il fatto che questo aumento «non si è trasferito alle imprese agricole con una adeguata remunerazione dei prodotti». Una situazione più volte denunciata da tutti i rappresentanti dell'agricoltura, che per rincarare la dose hanno sempre sottolineato come spessoi prezzi di vendita in azienda dei prodotti alimentari non riescano a coprire nemmeno i costi di produzione. Coldiretti però prosegue nel ragionamento spiegando che ovviamente l'andamento dei prezzi alimentari riflette le condizioni stagionali ma «è anche il risultato delle distorsioni che ancora esistono nel passaggio dei prodotti dal campo alla tavola con i prezzi che aumentano in media più di cinque volte, anche se con differenze tra freschi e trasformati».Il cuore del problema storico dell'agricoltura italiana è proprio questo: le imprese agricole non riescono quasi mai a beneficiare degli aumenti di prezzo di mercato degli alimenti che contribuiscono a produrre. Ed è questo forse uno degli aspetti della filiera alimentare che fa più arrabbiare gli agricoltori. Soprattutto quando il mercato al consumo cresce come è stato nello scorso anno. La spesa delle famiglie italiane in alimenti e bevande nel 2015 ha infatti invertito il passo ed è tornata ad aumentare dopo sette anni di riduzione consecutiva. Poca cosa per ora - l'aumento stimato è pari allo 0,3% -, ma la tendenza parrebbe destinata a consolidarsi nel 2016.Certo, accanto alle azioni sui mercati e sulla filiera, è importante insistere anche sul cosiddetto "sviluppo rurale". Proprio in questi giorni fra l'altro il Ministro Maurizio Martina ha reso noto che a chiusura della programmazione del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) per il periodo 2007-2013, la spesa pubblica complessiva risulta pari a 17,4 miliardi di euro, con un impiego del 98,75% delle risorse a disposizione. «I fondi dello Sviluppo rurale – ha dichiarato il Ministro –,sono essenziali per sostenere gli investimenti, aumentare la competitività e anche peril ricambio generazionale». Parole condivisibili, ma la necessità di trasferire di più alle imprese agricole degli effetti positivi del mercato alimentare, rimane comunque una delle sfide principali per quest'anno.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: