L'incognita Brexit su vini e cibi italiani
domenica 20 gennaio 2019
«Preoccupati e anche un po' spaventati. Di fronte alla bocciatura dell'accordo fra Regno Unito e Ue sul percorso di Brexit, gli agricoltori di mezza Europa hanno di fronte più di un'incognita. E si preparano al peggio. Ed è – in quanto "potenza" agroalimentare di prim'ordine –, proprio l'Italia ad avere davanti l'orizzonte più complesso. I numeri sono lì a dimostrarlo. A conti fatti, le vendite in Oltremanica di prodotti agroalimentari dello Stivale arrivano a 3,4 miliardi circa. Un vero tesoro verde nel quale, fra l'altro, spiccano alcune preziosità come il Prosecco (metà circa della sua produzione finisce nel Regno Unito), ma che è composto di fatto da una serie corposa di prelibatezze, fra le quali molte a denominazione d'origine. Un non-accordo getterebbe questo mercato miliardario praticamente nel caos. Anche dal punto di vista delle regole da seguire per quanto riguarda le tutele igienico-sanitarie, così come per quanto riguarda tutte le norme relative all'etichettatura. Proprio da Londra, fra l'altro, è arrivata la famigerata etichetta a semaforo che tanta parte ha avuto, nei mesi scorsi, nel generare confusione nei consumatori. Adesso, senza regole appunto, oltre alle difficoltà di commercio, potrebbero mettersi contro i produttori italiani anche i fraintendimenti informativi. Basta pensare che con i bollini rosso, giallo o verde posti sulle etichette ad indicare il contenuto di nutrienti critici per la salute come grassi, sali e zuccheri (senza però un adeguato collegamento alle quantità effettivamente consumate), il rischio di conclusioni fuorvianti è praticamente certo. Suona così come un monito ancora più impegnativo quanto affermato da Coldiretti pochi giorni prima del voto inglese: «A pagare il conto della Brexit – era stato spiegato in una nota –, non deve essere l'agricoltura che è un settore chiave per vincere le nuove sfide che l'Unione deve affrontare, dai cambiamenti climatici all'immigrazione alla sicurezza». Se poi alle ambasce verso la Manica si aggiungono quelle con alcune altre aree del mondo, si capisce subito che l'agricoltura e l'agroalimentare nazionali, si muovono in un contesto d'inizio d'anno quanto mai complesso e difficile, nel quale l'attenzione della filiera e del Governo deve essere mantenuta ai massimi livelli. Soprattutto se si rammenta il nuovo traguardo raggiunto nel 2018 in fatto di vendite all'estero: è stata raggiunta quota 42 miliardi di euro. Un successo che a questo punto non può adesso essere vanificato.
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