sabato 4 gennaio 2003
L'attività delle imprese agrituristiche è entrata nel paniere Istat di rilevazione dei prezzi. Si tratta di un riconoscimento importante per un'attività che, ormai, conta molto per l'intera agricoltura. Anche se i problemi del settore, appena passata la soglia del nuovo anno, non possono certo essere risolti solamente dal turismo rurale. Basta qualche dato per capire. Il giro d'affari del comparto - stando agli ultimi numeri diffusi da Terranostra (una delle tre organizzazioni delle imprese agrituristiche dello Stivale) e resi noti alla fine dello scorso anno - raggiunge la bella cifra di 700 milioni di euro e coinvolge ben 11mila aziende agricole che complessivamente riescono ad offrire 130mila posti letto. Una situazione che - anche tenendo conto del fatto che le imprese agrituristiche devono essere prima di tutto agricole - da tempo in molte aree sta dando del filo da torcere agli alberghi ed alla ristorazione tradizionale. Anche in momenti particolari dell'anno, come appunto è stato ed è quello delle feste natalizie. Ma se l'agriturismo cresce, così come altre parti del settore agroalimentare, sembra che la gran parte degli imprenditori agricoli debba ancora una volta tirare la cinghia. Stando ai dati relativi al terzo trimestre 2002, diffusi recentemente dall'Istat, il prodotto interno lordo nazionale è cresciuto a causa della spinta dell'industria e dei servizi, non certo dell'agricoltura. I campi, insomma, pare abbiano frenato lo sviluppo produttivo del Paese. Anche se non è chiaro, per ora, se questo sia dovuto ad una flessione effettiva delle produzioni oppure dei prezzi, oppure ancora ad un aumento dei costi. Colpa - occorre dirlo - del fatto che la gran parte delle produzioni agroalimentari avviene ancora a cielo aperto, ma anche di meccanismi di mercato, produttivi e di marketing che spesso stentano ad esercitare in pieno i loro effetti. A ben vedere, inoltre, uno dei problemi principali dei campi, rimane quello dell'imprevedibilità di molte situazioni. Se, infatti, i mercati appaiono controllabili per alcuni aspetti, per altri continuano ad essere sottoposti alle sorprese del clima, così come della psicologia del consumatore. Una situazione che pone le imprese agricole allo scoperto, visto che uno degli strumenti di migliore gestione della produzione sta proprio nella conoscenza del mercato e nella capacità di previsione dei suoi movimenti. Tutto senza contare alcuni appuntamenti cruciali che aspettano le imprese agricole italiane - e quelle europee in genere - come, per esempio, la revisione di mezzo termine della Politica agricola comune, oppure l'entrata nella Ue dei Paesi dell'Est. E che dire dei risultati prossimi, dell'eterno duello internazionale sul fronte dei commerci fra Usa ed Europa? A questo punto, la valutazione di molti osservatori non può che essere confermata: nei campi c'è aria di stagnazione se non di crisi.
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