Imprese in rosa, l'Italia è leader
sabato 24 gennaio 2009
Primi in Europa in quanto a imprenditoria agricola femminile. È un primato di quelli che all'apparenza potrebbero sembrare di secondo piano, ma che, in realtà, indica una condizione favorevole importante per la nostra agricoltura. A tirar fuori i dati aggiornati su questo aspetto della produzione alimentare è stata la Coldiretti che spiega come nel 2008 le imprese agricole condotte da donne sono state 267 mila: circa un terzo del totale delle quasi 950 mila imprese agricole nazionali iscritte alle Camere di Commercio. E non basta, perché sempre secondo l'indagine dell'organizzazione agricola, sarebbe proprio l'agricoltura il settore dove la presenza femminile fa registrare i livelli più elevati ai veraci gestionali delle aziende. Infatti, sul totale di 1,2 milioni di donne imprenditrici ben il 32,5% si trova nel commercio, il 21% in agricoltura e solo l'11% nelle attività manifatturiere.
Motivi storici e sociali stanno dietro ad una crescita di questo genere, ma non solo, ma dietro a questo «fenomeno», ovviamente, sono anche
alcuni cambiamenti fondamentali del fare agricoltura che hanno consentito l'aumento della percentuale femminile fra gli imprenditori verdi.
Nel corso degli ultimi anni, infatti, l'innovazione tecnologica che le imprese agricole hanno subito è stata forte, con il conseguente ampliamento delle attività
ad esse connesse come la trasformazione dei prodotti, il benessere, le fattorie didattiche e i servizi alle persone. Detto in altri termini, l'agricoltura dalla semplice produzione alimentare si è orientata anche su altre attività in cui lo spazio a disposizione della parte femminile dell'imprenditoria è stato maggiore. Ciò che conta, però, è anche altro. Sarebbero le imprese a «conduzione femminile» quelle che spesso risultano essere le più innovative e multifunzionali. Dal punto di vista gestionale, inoltre " conclude l'organizzazione agricola " si rafforza la presenza femminile negli agriturismi (33%), ma la percentuale sale al 42% nelle regioni del Sud, scende al 39% nel Centro Italia, al 35% nelle Isole e tocca il livello più basso nel Nord con il 26%.
A conti fatti, quindi, è certamente anche per questa strada che può passare un rilancio del comparto agricolo e agroalimentare che tutti ormai invocano e chiedono. Un'operazione sicuramente difficile e complicata, che, tuttavia, deve essere intrapresa fino in fondo e sfruttando tutte le possibilità a disposizione del comparto. Certo, naturalmente senza tralasciare il fatto che accanto ai prodotti tipici, agli agriturismi, alle coltivazioni pregiate, esiste - anche in Italia - un'agricoltura delle commodities, dei prodotti indifferenziati, di quelli di buona qualità ma senza particolare blasoni o etichette, che va comunque difesa e valorizzata, oltre che in qualche modo fatta crescere. In uno scenario di questo genere il ruolo delle «donne in agricoltura» può quindi essere un elemento vincente, anche se non l'unico della partita.
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