venerdì 16 ottobre 2015
Il procedere lesto del Sinodo, giunto a metà del suo cammino, continua a catalizzare l'informazione religiosa digitale, che si divide equamente tra il racconto della scena e quello dei retroscena. L'altra parola che attraversa il mio ultimo monitoraggio della Rete ci proietta invece verso il Giubileo della Misericordia, il prossimo evento ecclesiale. Si tratta infatti della parola “perdono”: che ci impegnerà come attori, se è vero che “perdonare le offese” è una delle opere di misericordia spirituale che siamo chiamati a praticare. Dunque, il perdono fa notizia: e scusate se è poco.Non solo quello del Papa, che l'ha chiesto mercoledì in riferimento agli «scandali che in questi ultimi tempi sono accaduti sia a Roma che in Vaticano», meritandosi un di più, se possibile, di popolarità. Ma quello di altri che l'hanno dato, e dopo aver ricevuto ferite impossibili da perdonare.Come i familiari delle vittime del terrorismo nell'Italia degli anni Settanta e Ottanta, del cui perdonare racconta il volume “Il libro dell'incontro” e nel cui cammino hanno avuto parte uomini di fede come p. Guido Bertagna e come il cardinal Martini. La recensione che ne ha fatto Giovanni Bianconi ha suscitato, sul sito web del “Corriere della sera” (http://tinyurl.com/pty8y27), un dibattito così intenso da coinvolgere alcuni dei diretti protagonisti del libro. E come Patrizia Silvestri, che torna col marito paranoico dopo che questi ha ucciso il figlio adottivo e tentato di uccidere lei, e che, commenta Mauro Leonardi su “Huffington Post” (http://tinyurl.com/p36m962), anche lui suscitando un vivace dibattito digitale, perdona davvero perché non si limita ad azzerare, a fare come se non fosse successo nulla, bensì si dispone a «ricominciare sperando».Negli articoli non è detto, ma scommetterei che questi perdoni avvengono anche per la scoperta di un segreto che il prete francese Guy Gilbert rivela in un suo nuovo libretto (l'Emi lo manderà a giorni in libreria): «Dio farà quello che non riuscite a fare voi».
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