I detenuti e l'ambiente digitale: come lo vedono, cosa potrebbe dare
mercoledì 30 ottobre 2019
Mi pare un bel segno che provenga da un pioniere della blogosfera ecclesiale, Luigi Accattoli, l'idea che «la comunicazione digitale, che tutto collega, potrebbe domani mitigare la segregazione del mondo carcerario, almeno per gli aspetti più iniqui e meno necessari». La si trova scritta sul suo blog ( bit.ly/31VoNZZ ) e, più ampiamente, sull'ultimo numero de "Il Regno" ( bit.ly/2PtqtY0 ), ed è maturata in un contesto anch'esso cristianamente ispirato: il Premio Castelli, «premio "letterario" per detenuti che ha dietro la Società di San Vincenzo de' Paoli» e davanti lo stesso Accattoli, da molti anni presidente della giuria. È stata appunto la lettura dei lavori che i detenuti inviano a suggerirgli di indagare sul rapporto tra il carcere e il digitale. «L'umanità delle carceri, che è impedita dall'usarlo», mostra infatti di coltivare una grande inquietudine verso l'ambiente della Rete, del quale, o per le cronache apocalittiche, e spesso "nere", dei media tradizionali alle quali il carcere ha accesso, o per l'esperienza diretta fatta prima di divenire "costretti", vede prevalentemente gli aspetti preoccupanti. Tra di essi, quello che più sta a cuore ai detenuti è l'influsso negativo che i social hanno sulla qualità e persino sulla quantità delle relazioni. Ma quando nel suo articolo Accattoli passa in rassegna le opportunità che le caute – per ovvi motivi – aperture al digitale operate dall'amministrazione penitenziaria offrono alla vita dei carcerati (postazioni internet in locali comuni, comunicazioni con i familiari via skype anziché via telefono, email mediate dai volontari), si capisce che per loro il digitale potrebbe essere migliore di come se lo rappresentano. Senza nulla togliere al monito che viene a tutti noi da questo passaggio rivelatore, tra i tanti che Accattoli cita: «La quasi totalità delle persone utilizzano un like per condividere una richiesta di aiuto, mentre solo una sparuta minoranza ha l'umiltà di trasformare quel like in un gesto di solidarietà».
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