mercoledì 13 settembre 2017
Alle 8,46 (ora locale) dell'11 settembre 2001 un volo dell'American Airlines si schianta sulla Torre Nord del World Trade Center di New York. A breve un altro aereo colpisce la Torre Sud. Da allora il mondo vive nell'incubo del terrorismo di matrice islamica. Ma è davvero cominciato tutto quella mattina? In realtà «c'erano diversi segnali lungo la strada che ha portato all'11 settembre, ma solo in pochi li hanno notati». Parte da questa constatazione la serie Apocalypse 9/11: Come tutto ha avuto inizio, che per una settimana, da ieri fino a venerdì, va in onda in prima serata su History. A sedici anni dall'attacco terroristico che ha cambiato il mondo e lo ha reso insicuro, il canale tematico della piattaforma Sky, con questo prodotto d'importazione statunitense, cerca di dimostrare che la storia non avviene per caso. Il clamoroso attentato nel quale persero la vita migliaia di persone affonderebbe le radici nei decenni precedenti. Testimonianze e ricostruzioni tentano di dimostrare che non furono ascoltati o capiti gli allarmi precedenti, a partire dal furgone-bomba fatto esplodere nei sottosuoli dello stesso World Trade Center nel febbraio 1993. Ma lo speciale di History racconta anche del paradosso della guerra in Afghanistan con gli americani che inizialmente finanziano e addestrano i mujaidin che poi si sarebbero ritrovati contro. E ancora la storia di Sayyid Qutb, intellettuale egiziano che trascorse alcuni anni negli Stati Uniti denunciando il modello di vita americano in alcuni libri che avrebbero ispirato Bin Laden. Apocalypse 9/11 svela inoltre il piano che Al Qaeda organizzò in gran segreto per uccidere il presidente americano Bill Clinton e punta i riflettori anche sull'agente speciale dell'Fbi, John O'Neil, che fu una delle prime persone a sottolineare la gravità del pericolo rappresentato da Al Qaeda. O'Neil, lasciato l'Ufficio federale di investigazione nel 2001, divenne capo della sicurezza del World Trade Center dove morì in quel tragico 11 settembre che History ora ricostruisce con questa operazione certamente ambiziosa, ma interessante. Con toni forse un po' troppo complottistici e un doppiaggio discutibile, ma anche un buon ritmo tra le immagini di repertorio e le interviste in studio con ambientazione asettica e alternanza di inquadrature.
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