Flop Nazionale Il baratro davanti e dietro i lupi
sabato 26 marzo 2022
«Ma non saremo mica la Danimarca del '92 o la Grecia del 2004?», mi chiedeva fino alla vigilia di Italia-Macedonia del Nord un anonimo (Mario) del bar sport. Il riferimento, purtroppo non più casuale, era alla nazionale danese che da ripescata vinse gli Europei trent'anni fa, e all'altra cenerentola ellenica che ballò solo quell'estate del 2004, battendo nella finale di Lisbona i padroni di casa del Portogallo dell'astro nascente Cristiano Ronaldo. Corsi e ricorsi storici, se non ci fosse stata l'ultima corea macedone (del Nord anche questa) anche gli azzurri di Roberto Mancini sarebbero andati a giocarsi il pass per il Mondiale del Qatar 2022 in Portogallo. Ma ce l'avremmo fatta a spuntarla in trasferta contro il divino CR7? Inutile ormai porsi il dubbio, siamo fuori.... di testa, ma diversi da loro... che, invece, all'ultimo cinepanettone iridato del Natale in Qatar (si giocherà per la prima volta in dicembre per evitare lo scioglimento in campo dei calciatori) ci saranno. Per noi nessun tackle nel deserto, in un altro di quei paesi (leggasi Qatar) che calpestano i diritti umani come i fili d'erba sintetica dei loro campi. Ma torniamo alla Caporetto azzurra. Clamorosamente fuori da campioni d'Europa in carica e seconda assenza azzurra di fila a un Mondiale. Azzurro tenebra. I motivi? «Perchè questo è il calcio» dice lapalissiano Mancini: un gioco fatto di un primo tempo in cui siamo stati bravi e baciati dalla dea bendata, e un secondo tempo, dove forse saremmo stati anche un po' sfortunati ma avremmo fallito i playoff anche in un girone con Samoa e le Isole Figi. Disfattismo all'italiana? No, è la cruda realtà. Forse non eravamo dei fenomeni prima e non siamo dei brocchi assoluti adesso. Certo, mancano i talenti. Dopo l'ultima apoteosi Mondiale del 2006 non c'è stato un degno ricambio generazionale ai vari Pirlo, Del Piero, Totti, Pippo Inzaghi... Questo, anche nel calcio, continua ad essere un Paese per vecchi. Nei giorni scorsi Stefano Scacchi nel suo focus ha ribadito il gap tra i vari tornei europei, Premier in primis, dove a 18 anni il talento è già pronto per il debutto in prima squadra, mentre da noi è come attendere l'avvistamento della cometa di Halley. «Il ct dell'Under 21, Paolo Nicolato, spesso deve andare a pescare 18enni in Lega Pro, lì almeno giocano titolari», mi fa notare Furio Zara. Insomma negli ultimi tre lustri, nei nostri vivai solo piccoli campioni crescono e gli unici due che sembravano "fenomeni", Antonio Cassano e Mario Balotelli, sono cresciuti un po' male. «Metti a Balotelli e Cassano!», ha urlato disperatamente Mario del bar sport vedendo che l'Italia non sfondava nemmeno il muretto macedone. Siamo al delirio collettivo. Come quelli che adesso metteranno in croce Mancini, reo di essere peggio di Prandelli e Ventura. Peccato, perché almeno nel calcio c'eravamo illusi di essere tornati un Paese normale, e invece, siamo ancora ai giorni nefasti: «A fronte praecipitium a tergo lupi», un baratro davanti, alle spalle i lupi.
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