Ben tornato Bove. Ora il tuo cuore ti porta al Watford

La splendida storia di rinascita del centrocampista ex Fiorentina, non idoneo per i problemi cardiaci in Serie A e che può invece ripartire dal calcio inglese
January 11, 2026
Ben tornato Bove. Ora il tuo cuore ti porta al Watford
Il centrocampista Edoardo Bove, ex Fiorentina, qui ai tempi della Roma allenata da Josè Mourinho con il quale ha vinto una Conference League e disputato una finale di Europa League
«T’amo pio Bove», recitano carduccianamente i tifosi romanisti e quelli della Fiorentina riferendosi al loro amatissimo Edoardo Bove. A noi amanti dei “rinascimenti” l’imminente ritorno in campo di Bove rappresenta la più bella delle rinascite sportive. Tutti ricorderete quei momenti drammatici di Fiorentina-Inter in cui il cuore del 23enne centrocampista viola si fermò dopo un quarto d’ora di gioco (partita sospesa) e a salvargli la vita fu l’intervento rapido dei soccorsi con l’ausilio del provvidenziale defibrillatore (la Fondazione Giorgio Castelli, romana come Bove, ha fatto scuola in questi anni). Portato in ospedale a Edoardo venne impiantato un defibrillatore sottocutaneo che lo ha prontamente riportato a condurre una vita normale, ma non gli ha consentito di ottenere l’idoneità agonistica per tornare a giocare nel nostro campionato. Vicenda già vissuta in passato dall’attaccante nigeriano dell’Inter Nwankwo Kanu che per le sue anomalie cardiache in base alle norme vigenti sulla salute e la sicurezza dei calciatori in Serie A, nel 1999 non poté proseguire la sua esperienza in nerazzurro. Per il più elastico o superficiale regolamento della Premier inglese invece era idoneo e infatti venne ingaggiato dall’Arsenal dove Kanu rimase, sano e salvo, fino al 2004 per poi proseguire la carriera nel West Bromwich e chiudere serenamente nel 2012, a 36 anni, nel Portsmouth. Stessa sorte è toccata a un altro ex interista, il difensore danese Christian Eriksen, classe 1992, che in eurovisione tenne tutti con il fiato sospeso quando al 43’ del match Danimarca-Finlandia, gara degli Europei 2020, si accasciò al suolo esamine. Anche Eriksen per il suo defibrillatore sottocutaneo non poteva giocare in Italia e così accettò di ripartire dagli inglesi del Brentford, per poi risalire la china nelle finale del Manchester United e attualmente è in forza ai tedeschi del Wolfsburg che militano nella Bundesliga. Anche dalla Germania sono arrivate offerte a Bove che però sta meditando in queste ore l’opportunità concreta del club più italiano d’Inghilterra, il Watford della famiglia Pozzo. Il presidente Gino Pozzo, figlio del padre patron dell’Udinese Giampaolo Pozzo, ha dato mandato al suo dirigente, ex centrocampista anche della Fiorentina, Valon Behrami, di chiedere alla Roma proprietaria del cartellino di Bove di svincolarlo (era in prestito alla Fiorentina) e di poterlo contrattualizzare. Il club londinese, attualmente 6° in Championship, la serie B britannica. Uno come Bove è un calciatore da Serie A e lo sa bene il suo scopritore, il campione del mondo e anima giallorossa Bruno Conti che ragazzino lo scovò alla Boreale Don Orione per portarlo nelle giovanili della Roma. A farlo debuttare in prima squadra una settimana prima di compiere 19 anni (è nato il 16 maggio 2002) fu mister Fonseca, ma il lancio definitivo è stato sotto l’ala protettiva di uno che di talenti se ne intende, Josè Mourinho. Con il Mago di Setubal, Bove ha subito collezionato 13 presenze e conquistato la Conference League. Sempre con Mourinho l’anno dopo, stagione 2023-2024, le sue presenze salirono a 33 vivendo la grande emozione della finale di Europa League a Budapest, persa dai giallorossi ai rigori contro il Siviglia. Dopo 92 gare e 4 gol, la Roma lo spedisce in prestito, con diritto di riscatto, alla Fiorentina, e nelle prime 12 partite della stagione 2024-2025 aveva già fatto capire che le sue azioni erano in ascesa, pronto anche per una chiamata in Nazionale di Luciano Spalletti, allora ct azzurro. Poi quello stop cardiaco che poteva essere definitivo, e invece oggi siamo qui a parlare di una ripartenza che con l’umiltà dei grandi Edoardo vuole cogliere al volo, con la consapevolezza che per rientrare va benissimo anche una serie B inglese. I gialloneri londinesi, allenati dallo spagnolo Javi Garcia sono una squadra giovane, come Bove – età media 25 anni – e in piena corsa playoff per tornare in Premier. Un club nobile che è anche la squadra del cuore di sir Elton John che, oltre che supertifoso e autore di quello che è diventato l’inno del Watford, il brano I'm Still Standing ne è stato anche il proprietario e presidente dal 1976 al 2002. Una sinfonia pop questa chiamata di Bove da parte del Watford, un autentico canto delle sirene, ma l’onda emotiva invita alla massima cautela. Sono trascorsi appena 13 mesi da quella brutta giornata di dicembre e quindi comprendiamo la riflessione attenta del calciatore. La forza dell’atleta e soprattutto la maturità dimostrata da Bove, che è cresciuto in fretta ed è diventato uomo anche per la capacità che ha mostrato nel saper affrontare le conseguenze dolorose (psicologicamente parlando) di quel malore, ci fanno pensare che farà la scelta giusta. Edoardo è pronto a ricevere l’applauso da brividi della sua prima allo stadio Vicarage Road davanti ai suoi nuovi tifosi. Siamo certi che il primo ad andare a seguire le sue partite londinesi sarà l’amico di sempre ed ex compagno nelle giovanili della Roma, l’astro azzurro del tennis Flavio Cobolli, che ha sofferto come tutti noi al pensiero che la splendida ascesa di Bove poteva interrompersi per sempre. Coraggio, “come on Edo!” il Watford ti aspetta e il primo ad abbracciarlo, ironia della sorte sarà un ex Lazio come (e anche Fiorentina) come Behrami che ai giornalisti inglesi ha già detto: “Edoardo Bove è un giocatore fantastico, potrebbe giocare in qualsiasi squadra della Premier League. È di prima categoria e per noi potrebbe essere un sogno averlo”. Che il sogno diventi realtà.

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