Abolita la vergogna nel calcio. L'Inter e le italiane vadano a lezione dal Bodø/Glimt

Nerazzurri eliminati dalla Champions. Sbaglia Di Canio a chiamarli "salmonari" e non regge l'alibi di Chivu: «Il Bodø ha giocato 4 partite negli ultimi tre mesi».
February 25, 2026
Abolita la vergogna  nel calcio. L'Inter e le italiane vadano a lezione dal Bodø/Glimt
L'ex Milan Hauge esulta dopo aver segnato il gol della partita vinta dal Bodo/Glimt a San Siro 1-2 contro l'Inter (Foto AFP)
Nella società, più o meno civile, la vergogna è stata abolita da un pezzo. Nel mondo del calcio invece, le società fanno fatica a debellare il senso di vergogna, perché la sconfitta porta sempre con sé l’alibi. Così, la clamorosa eliminazione dell’Inter ai playoff di Champions, il suo allenatore Cristian Chivu la giustifica con un patetico «il Bodø/Glimt ha giocato 4 partite negli ultimi tre mesi». Tradotto dal calcese stretto: il Bodø/Glimt ha battuto l’Inter perché i suoi giocatori, umili “salmonari norvegesi”, come li ha definiti un intellettuale dell’ala destra Paolo Di Canio, hanno riposato e non sono stressati come i dannati interisti. Aver giocato 4 partite in tre mesi, per ragioni atmosferiche dettate dal lungo inverno freddo di Norvegia, secondo noi non è un vantaggio ma semmai una sorta di letargo forzato che dovrebbe rattrappire pure le membra più riposate. Ma per i guru del calcio non è così. Ora, che il terribile Bodø/Glimt fiore all’occhiello di una comunità prevalentemente ittica di 55mila residenti poco sopra il Circolo Polare Artico, abbia le energie necessarie per far fuori le blasonate d’Europa è un fatto assodato. Nella sua tana ghiacciata si sono sciolte come neve al sole Manchester City, Lazio, Atletico Madrid, Porto e Besiktas.
Nel recente passato i ragazzi terribili del Bodø hanno rifilato 6 gol alla Roma di Mourinho e 5 palloni in 180’ di gioco sono finiti come salmoni nella rete dell’Inter. Numeri che fanno capire che è davvero una vergogna che ci si trinceri dietro le scusanti di un confronto diretto tra logori (gli interisti) e rilassati (i norvegesi). Siamo al triplice fischio sul comune senso del pudore. Il Bodø/Glimt è semplicemente l’espressione del calcio del suo Paese. La Norvegia già qualificata per i Mondiali, mentre l’Italia non ancora, è una nazionale che per due volte nell’arco dell’ultima stagione ha umiliato gli azzurri. A Oslo sotto la guida del ct Luciano Spalletti finì con un netto 3-0 e a San Siro, al ritorno, i norvegesi hanno calato il poker, 1-4 rifilato ai poveri convocati del ct subentrato, Rino Gattuso. C’è poco da fare al cospetto del gigante Erling Haaland, un bomber da 50 e passa gol l’anno con il Manchester City di Pep Guardiola, attaccante moderno sul serio che con la maglia della Norvegia ha segnato 55 reti in 48 presenze. Il “Gigi Riva” dei Fiordi è lo specchio di una realtà vincente a 360 gradi e che poi consente a un piccolo grande club come il Bodø di compiere delle imprese marziane. Nel calcio showbiz dove anche un corner viene quotato in Borsa, il Bodø fino a un decennio fa era costruito ogni campionato con un budget limitato di 4 milioni di euro. Oggi quel budget è lievitato dieci volte tanto, ma nel frattempo gli straordinari risultati del campo hanno portato in cassa 42 milioni solo per il passaggio agli ottavi di Champions, a scapito della pazza e stressatissima Inter.
Merito di una dirigenza sana e oculata che non dà retta ai procuratori maneggioni né ai faccendieri del football ma si affida al buon senso e alla saggezza del mister, quel personaggio da saga scandinava che è Kjetil Knutsen. L’uomo delle nevi che ha plasmato un gruppo che è un concentrato di grinta, velocità e di lavoro collettivo, sempre al servizio della squadra. Non esistono prime donne del Bodø/Glimt e ricordiamo agli statistici e tassionomici del nostro pallone e a tutti gli italici piangenti che l’intero gruppo di Knutsen messo assieme guadagna quanto le ultime due riserve dell’Internazionale Fc. E che gli 80mila di San Siro potrebbero entrare scaglionati in dieci partite ufficiali nel lilluputiano Aspmyra Stadion, impianto da da 8mila posti dove gli eroi nerazzurri si erano già inchinati all’andata, sconfitti per 3-1. Ci vorrebbe la penna del premio Nobel per la letteratura, il norvegese Knut Hamsun, per descrivere proprio la Fame di successo che ha animato gli 11 gialloneri seguiti in questa trasferta epica da 3.127 turisti per caso, tanti erano i tifosi calati dal Polo che se ne stavano quasi al caldo lassù, in cima al terzo anello del Meazza. E mentre da queste parti accelerano per distruggere un monumento nazionale per costruire una ipotetica cattedrale postmoderna che il presidente dell’Inter Beppe Marotta ha proclamato “sarà il più bello e il più tecnologico stadio d’Europa”, a Bodø si accontentano di sognare il nuovo stadio da 10mila posti, che comunque sanno già che verrà inaugurato entro l’autunno del 2027. Fino ad allora, c’è da scommettere che nel vecchio Aspmyra Stadion cadranno ancora altre nobili del football, le quali però, a differenza dell’Inter, abbiano almeno la decenza di riconoscere la forza e la superiorità dell’avversario e non declassare il piccolo Bodø/Davide che sconfigge Golia, solo perché ha giocato 4 partite negli ultimi 3 mesi.

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