Il caso Bastoni: nessun vincitore, l'arbitro e il fairplay umiliati nella Milano olimpica

La simulazione del difensore interista è costata l'espulsione allo juventino Kalulu. Ma in discussione è il fattore umano, con le sue debolezze e i suoi legittimi errori
February 16, 2026
Il caso Bastoni: nessun vincitore, l'arbitro e il fairplay umiliati nella Milano olimpica
Inter-Juventus 3-2: al 43' l'arbitro La Penna estrae il giallo e poi il rosso per Kalulu beffato dalla simulazione di Bastoni che esulta come dopo un gol (foto AFP)
Derby di taglia. Per favore Inter-Juventus non chiamatelo più il “derby d’Italia” ma di taglia. Perché secondo il popolo folle degli stadi, quello della nostra Repubblica fondata sul pallone, a questo punto servirebbero le “taglie” , i mandati di cattura, gli wanted da Far West per acciuffare i malfattori dei campi di calcio e consegnarli alla giustizia, nella circostanza, almeno, solo sportiva. Siamo perennemente nel pallone. La storia di cuoio ricorda che anni fa l’olandese gigante, Jap Stam, disse che non vedeva l’ora di venire a giocare in Italia per dare una bella lezione ai fratelli Inzaghi. Finì a giocare con tutti e due, con Simone alla Lazio e con Pippo al Milan, ma quel messaggio era il guanto di sfida del difensore feroce contro quelli che reputava, specie Pippo, i “massimi simulatori” d’area di rigore del pianeta football (ce n’erano di peggio caro Stam e non solo in Italia).
Ora nell’era del Var il mondo va alla rovescia e a simulare non sono più gli attaccanti e i bomber specializzati, quelli lo fanno ancora per carità, ma a questi emblemi dell’antisportività si sono accodati i difensori. Vedi il nazionale dell’Inter, Alessandro Bastoni che al minuto 43 del “derby di taglia” al tocco fantasma del collega difensore Kalulu si è lasciato andare a terra. Dantescamente, «caddi come corpo morto cade». Ma qui la poesia, anche del calcio, svanisce e diventa uno striscio e busso, a Bastoni, da tresette, al bar sport dove tutti, anche quelli che da sempre “odiano” Madama Juventus dopo il replay si sono alzati indignati dal tavolo per invocare l’innocenza del difensore juventino e stigmatizzare la sfacciataggine dell’interista.
Il quale, addirittura, dopo la “simulatio” chiedeva all’arbitro, il signor La Penna di Roma, la pena esemplare nei confronti di Kalulu. Ogni richiesta è un debito e infatti lo juventino con rabbia e stupore si è ritrovato il secondo giallo e quindi il rosso sbattuto in faccia, senza sé e senza ma, con tanto di esultanza feroce sullo sfondo del furbacchione Bastoni che senza dubbio gioiva come dopo un gol. Nessun ragionevole dubbio invece per il signor La Penna: Bastoni falciato, Kalulu eliminato. Condannato senza appello, perché ironia della sorte, il calcio ipertecnologico prevede il “non ricorso al Var” su una espulsione per somma di ammonizioni. E’ una questione di “protocollo” dunque quella che ha condotto al falsamento dell’incontro ma dalle stanze del Palazzo assicurano che «su questo punto ci stanno lavorando da tempo». Siamo nel campo dell’assurdo perché in ogni match per altri episodi platealmente evidenti si va a rianalizzare e a sezionare con l’ausilio della prova scientifica. Dall’Aia, il noto pollificio arbitrale, visto che tutti li abbindolano secondo il designatore della Can (Commissione nazionale arbitri) Gianluca Rocchi, l’ardua difesa della casta arriva proprio dall'ex fischietto internazionale: «Siamo molto dispiaciuti per la decisione di La Penna che è chiaramente errata e per il fatto di non aver potuto usare il Var per sanarla. Ma tutti provano a fregarci».
Una bella fregatura davvero. Però di questa vicenda la parte più triste è l’atteggiamento umano, l’antisportività dello “scorrettissimo” Bastoni quando invoca l’ammonizione di Kalulu sapendo, non solo che non è stato minimamente toccato ma che quel cartellino avrebbe causato la fine della partita dello juventino e spostato pesantemente l’ago della bilancia di un confronto che viaggiava su una parità tendente alla supremazia bianconera. E qui per il popolo dannato degli stadi giova precisare che lo scrivente non è di fede juventina, né anti-interista, ma semplicemente superpartes, come deontologicamente è previsto per il più sano giornalismo sportivo ormai dribblato e tarantolato dalle acerrime cronache tifose. Chiusa parentesi. Come sottolinea giustamente il direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni, altro superpartes, se il signor La Penna si fosse affidato al Var avremmo assistito al ribaltone: Bastoni, già ammonito, espulso per simulazione e proteste, mentre Kalulu sarebbe stato graziato dalla tecnologia. Ma l’elemento umano perennemente schiacciato in ogni campo di questa società moderna, e il calcio ovviamente non fa eccezione, per una serata evidentemente si è ribellato alla sorte ed è prevalso il libero arbitrio dannoso dell’arbitro La Penna che si è assunto, da “protocollo”, ribadiamo, l’onere della decisione, anzi della pena.
Per gli juventini una sentenza che fa pensare che “Né uccide più La Penna che la spada”. Non aizziamo ai facili slogan perché nelle ultime 48 ore i leoni da tastiera hanno ruggito più forte che mai rinfacciandosi da una sponda all’altra gli “scudetti degli onesti” rispetto ai “titoli dei disonesti” per poi passare alle recriminazioni storiche da criminologia. E questo è il brutto del calcio, dove due squadre, al di là del pirotecnico 3-2 per l’Inter capolista assoluta, avevano fatto di tutto per divertire il pubblico di San Siro e i milioni di telespettatori collegati da casa. Uno spettacolo sciupato per la cattiva abitudine dell’arte d’arrangiarsi e del più furbo che diventa il più forte. Peccato poi che il fattaccio sia accaduto proprio in quello stadio che ha celebrato Milano città olimpica e in un solo colpo sia stato violato il sacrosanto diritto e dovere al fairplay. Ora, senza voler partecipare ai troppi processi sommari in corso sul “caso Bastoni”, ci piacerebbe, come invocato dal campione del mondo di Spagna ‘82 Fulvio Collovati, che il difensore interista si scusasse pubblicamente per il gesto che alla Juventus è costato l’uomo in meno e anche la sconfitta, ingiusta. E l’Aia invece di minacciare “pene corporali” per l’improvvido La Penna convochi una conferenza stampa in cui l’arbitro in piena serenità possa giustificare l’errore e scusarsene con assoluzione plenaria del popolo italiano, perché anche nella vita come nel calcio è sempre molto umano sbagliare. In fondo l’unica cosa bella di Juventus-Inter è aver proprio riscoperto il fattore umano in tutte le sue qualità, debolezze ed errori compresi.

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