Fede e aldilà, Messiaen nel lager medita il mistero dell'Apocalisse
domenica 31 agosto 2008
«Di fatto, la sola realtà è di un altro ordine: essa si colloca nell'ambito della Fede. È attraverso l'incontro con un Altro che noi possiamo comprenderla. Bisogna tuttavia passare attraverso la morte e la resurrezione, ciò che suppone il salto fuori del Tempo. Piuttosto stranamente la musica può prepararci a tutto ciò come immagine, come riflesso, come simbolo"». Queste parole di Olivier Messiaen (1908-1992) rivestono di un significato del tutto particolare il suo Quatuor pour la fin du Temps per violino, clarinetto, violoncello e pianoforte, una delle pagine musicali più drammatiche e significative del secolo scorso.
Il pezzo venne infatti concepito e scritto dal compositore francese nello Stalag VIII A, durante la detenzione nel campo d'internamento di Görlitz, in Slesia, all'interno del quale venne eseguito per la prima volta il 15 gennaio 1941, tra cumuli di neve, con strumenti di fortuna (il piano era scordato e al violoncello mancava una corda) e di fronte a un pubblico formato da centinaia di prigionieri. La principale fonte d'ispirazione di questo «Quartetto per la fine dei Tempi» va rintracciata nei versetti iniziali del X capitolo dell'Apocalisse di San Giovanni, in cui un angelo disceso dal cielo annuncia: «Non vi sarà più indugio! Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio...».
La lettura offerta da Trio Wanderer (Jean-Marc Phillips-Varjabédian al violino, Raphaël Pidoux al violoncello e Vincent Cocq al pianoforte) e dal clarinettista Pascal Moraguès (cd pubblicato da Harmonia Mundi e distribuito da Ducale) scandaglia nel profondo gli otto movimenti in cui è strutturato il Quatuor; otto intricati microcosmi sonori chiamati a riflettere le tematiche religiose, le tensioni visionarie, le ricerche timbriche, ritmiche e armoniche che caratterizzano la cifra intima dell'arte di Messiaen, il cui linguaggio innovativo " «immateriale, spirituale e cattolico», secondo lo stesso compositore " si pone volutamente al di fuori di qualsiasi dimensione temporale. A rappresentare l'estremo messaggio di fede e speranza affidato a una musica che trascende la precarietà della condizione umana per affidarsi totalmente all'incontro con il Mistero.
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