Con il Mnogaja Leta Quartet risplende l'essenza degli spirituals
domenica 13 novembre 2005
Dietro alla storia del quartetto vocale Mnogaja Leta ci sono le vicende personali di quattro uomini, un tempo compagni di liceo e oggi stimati professionisti, che hanno scelto di dedicare buona parte della propria esistenza a studiare e far conoscere il repertorio degli spirituals. Alla radice di questa loro passione c'è però una storia molto più grande e complessa che, in un cammino di quasi assoluta simmetria, passa attraverso le sofferenze e i desideri degli schiavi del Nord America e arriva fino alle afflizioni e alle attese della "stirpe eletta" ebraica. Non a caso, il nome "Mnogaja Leta" deriva da un antico inno augurale slavo-bizantino e significa "molti anni felici"; oggi, il gruppo, di anni ne festeggia oltre quaranta, scanditi da dischi e concerti in cui i quattro inseparabili amici, che non hanno difficoltà a dichiararsi "profondamente cattolici", hanno cercato di investigare la profonda matrice comune del popolo di Dio. Accompagnati da chitarra, contrabbasso e batteria, nel nuovo Dvd-Video Live in Caldonazzo 2004 (pubblicato da Rusty Records e distribuito da Rugginenti) Luciano Gattinoni (tenore, pianoforte e arrangiamenti), Nino Giagnoni (tenore), Alberto Vigevani (basso) e Maurizio Mauri (basso) passano in rassegna le pietre miliari del loro percorso interpretativo, da Go down Moses a Freedom, da Down by the Riverside a When the Saints go Marching in, da Old Man River a Go tell it to the Mountains. Brani che rappresentano una sorta di Bibbia musicale, spesso intrecciata con il repertorio gospel ("Vangelo", in inglese): la traduzione sonora delle storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, testimonianza viva e cantata di un mondo di certezze e valori incrollabili, in cui musica e spiritualità, appunto, trovano una sintesi artistica e una forma espressiva unica e irripetibile. Lo sapeva bene il grande Louis Armstrong che, a chi gli chiedeva quale fosse l'autentica origine di ciò che lui suonava con così grande trasporto, rispondeva senza ammettere repliche: «Come credete che avrebbero potuto resistere i negri delle piantagioni senza di Lui, senza la fede, senza la speranza in Lui? Si sarebbero suicidati tutti se non avessero ascoltato la Sua voce! Ecco, soltanto questo è il jazz: la nostra speranza in Lui».
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