Alimentare, campagna di Russia
sabato 9 giugno 2007
 La Russia potrebbe essere uno dei mercati del futuro per l'agroalimentare italiano? Forse sì, e sarebbe uno di quelli con più possibilità di spesa, almeno guardando ad una certa fascia di consumo. Ma, al di là delle previsioni, l'esempio russo indica chiaramente che l'economia e la produzione agricola italiane possono ancora dare molto in termini di espansione di mercato.Vediamo qualche dato. Nel 2005 ' secondo i dati diffusi in occasione della recente missione del ministero delle Politiche Agricole con qualche centinaio di imprenditori al seguito ' l'import alimentare russo ha accelerato del 17,5%, arrivando a quasi a 15,4 miliardi di dollari. Nel 2006, sulla base dei dati disponibili sui primi 11 mesi, il tasso di crescita delle importazioni si mantiene sul 23%, arrivando a circa 19,2 miliardi di dollari. Mentre il totale del mercato alimentare in Russia, dopo una altalena di successi e insuccessi, nel 2006 si è attestato attorno ai 70 miliardi di dollari (+11,6 miliardi sul 2005). Di tutto ciò, l'Italia detiene solamente l'1,8% del totale, ma ha dalla sua una carta vincente: i russi, almeno quelli che possono permetterselo, amano la buona tavola italiana e spendono sempre di più per olio, caffè, pasta e prodotti caseari giunti dalla Penisola. Basta pensare ai formaggi Grana e il Parmigiano. E non si tratterebbe di una semplice nicchia di mercato, visto che, comunque, a crescere ad un buon ritmo sembra proprio la fascia medio alta di consumo, con una capacità di spesa rilevante. Un esempio per tutti, sembra arrivare dalla vitivinicoltura.  Nei primi due mesi dell'anno le esportazioni sono cresciute dell'81% in valore, raggiungendo 8,671 milioni di euro, e del 500% in quantità, per un totale di circa 6,252 milioni di litri. Certo, questa prestazione da campioni è dovuta alla chiusura delle frontiere ai vini moldavi e georgiani, decisa dal governo russo all'inizio del 2006. Ma il dato rimane e fa ben sperare, perché, intanto, la Russia ha raddoppiato il consumo pro-capite nel giro di tre anni, raggiungendo 6,2 litri. Insomma, probabilmente ha ragione Paolo De Castro, resposansabile delle Politiche Agricole italiane, nel dire che la Russia può diventare il «punto di equilibrio» dei flussi commerciali dell'Europa. E, in questo ambito, l'agricoltura di casa nostra potrebbe trovare uno spazio dignitoso. Ma occorre comportarsi bene, coordinarsi, mettere in atto strategie commerciali chiare, informazioni accurate, trasporti e infrastrutture efficaci. Passi che la politica deve ovviamente assecondare e i produttori comprendere. Non per nulla, proprio nel corso della missione italiana a Mosca, è stato detto che occorre ancora lavorare molto nella riorganizzazione delle filiere per la vendita all'estero. Una mossa indispensabile per spostare oltre confine almeno il 15% in valore della nostra produzione. Insomma, proprio la Russia potrebbe essere il banco di prova per capire la nostra capacità nella produzione e nella sua valorizzazione commerciale.
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