Autentica e professionale, balla sui social al ritmo dello Spirito
. È di Malaga, ha appena compiuto 30 anni e per trovarla sui social si deve cercare “Llamameyumi”, il nome degli account che proviene da un lontano soggiorno in Corea come studentessa
La prima cosa che colpisce di Paula Vega è la convinzione con cui afferma la sua identità di missionaria digitale. È di Malaga, ha appena compiuto 30 anni e per trovarla sui social si deve cercare “Llamameyumi”, il nome degli account che proviene da un lontano soggiorno in Corea come studentessa. L’interazione con i follower avviene prevalentemente tramite Instagram, dove la seguono in 87mila, in crescita (a gennaio 2025 erano 32mila, a luglio 63mila…); è presente anche su YouTube, Facebook e X ma senza farsi notare. C’è un sito in cui presenta il suo “progetto di evangelizzazione digitale” e c’è infine un blog che pare abbandonato dal 2022 ma che è utile per conoscerla ancora meglio.

«Sono una laica impegnata nella mia diocesi, studio teologia, sono sposata dal 2023», si presenta sul sito, aggiungendo che è project manager per la Spagna di “The Chosen” (la serie TV sulla vita e il ministero di Gesù giunta alla quinta stagione e popolare in tutto il mondo), community manager dei redentoristi del suo paese e content creator dell’agenzia Católicos en Red (servizi di marketing, comunicazione e fundraising per le organizzazioni cattoliche). Si capisce che siamo davanti a una giovane professionista dell’infosfera ecclesiale; per dedicarsi a questa attività ha lasciato quella di insegnante di religione.
Grazie anche alla pubblicazione di tre libri in poco più di un anno (“Al son del Espíritu”, novembre 2024; “Con olor a oveja”, settembre 2025; “Mujeres bíblicas”, febbraio 2026) troviamo Paula Vega protagonista di numerose interviste sulle principali testate spagnole di ispirazione cristiana. Quella in cui dice di più sulla sua missione digitale è un dialogo, purtroppo riportato solo parzialmente sul sito, con José Luis Celaba per “Vida nueva”. Alla domanda se sia difficile «ballare al ritmo dello Spirito» sulla pista dei social, così affollata e rumorosa, risponde con lucida modestia: «Ogni persona, nel suo rapporto unico con Dio, ha la propria coreografia. Alcuni ballano il valzer, altri la break dance; alcuni hanno appena iniziato, altri sono esperti. Anche se i social possono essere a volte caotici, mi concentro sull’insegnare la mia danza, con i miei passi imperfetti e le mie esperienze, nella speranza che gli altri trovino la propria».
Considera la missione digitale come una semina che sarà il Signore a far germogliare; pensa che «in un ambiente superficiale come la Rete» la chiave per «viralizzare» un’esperienza di fede sia l’autenticità, la testimonianza sincera, ma sorretta dalla preparazione teologica; vede un confine da non varcare tra tale testimonianza e la riservatezza; dice di non essere un’influencer perché «non vende borse». I suoi impegni ecclesiali e i titoli stessi dei suoi libri suggeriscono vicinanza al magistero di papa Francesco, sensibilità ecumenica, consapevolezza della questione della donna nella Chiesa.
Per apprezzare la comunicazione personale di Paula Vega suggerisco di vedere il post “Necesito ayuda”, del luglio scorso. Riferendosi al “percorso di adozione” intrapreso da lei e dal marito, l’autrice chiede «aiuto» ai «padri e madri del mondo», cioè a chi è già genitore, con tutta la molto credibile inquietudine di chi sta per diventare tale. Ma il suo non è un generico appello, bensì una domanda strutturata (anzi due) che sollecita e circoscrive la risposta, tirando in ballo l’esperienza vissuta e richiamando ricordi che ogni genitore custodisce. Un ottimo mix di autenticità e professionalità.
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