Nella "fabbrica delle leggi" è protagonista (quasi) solo il Governo

Su 94 norme approvate dal Parlamento nel 2025, 69 sono state prodotte dall'esecutivo. E una sola è frutto di iniziativa popolare. Un'esuberanza che trova manifestazione peculiare anche nel ricorso massiccio alla fiducia. E che fa riflettere
January 11, 2026
Nella "fabbrica delle leggi" è protagonista (quasi) solo il Governo
Palazzo Montecitorio, sede della Camera di Deputati del Parlamento della Repubblica italiana /Siciliani
Su 94 leggi approvate dal Parlamento nel 2025, ben 69 sono di iniziativa del Governo. Una soltanto – ma è già rilevante che la casella non sia rimasta vuota, visti i precedenti – è frutto di iniziativa popolare: si tratta della legge sulla partecipazione dei lavoratori, promossa dalla Cisl. I dati sulla produzione legislativa sono gli ultimi disponibili per l’anno appena concluso. A breve il Servizio studi della Camera fornirà con la consueta precisione il quadro finale, ma è del tutto improbabile che le proporzioni subiscano mutamenti significativi perché il problema sul tappeto si è sostanzialmente cronicizzato: a dare le carte nella “fabbrica delle leggi” è sempre più l’esecutivo. Il fenomeno purtroppo è noto, ma quando dai discorsi di principio si passa ai numeri concreti l’effetto è ogni volta straniante: nell’insieme dell’attuale legislatura, la XIX, iniziata il 13 ottobre 2022, solo il 24% delle leggi è nato dal Parlamento. Su 269 leggi approvate ben 200 sono state promosse dal Governo e per di più quasi la metà di esse è frutto della conversione di decreti-legge emanati dall’esecutivo. Decreti che dovrebbero costituire un’eccezione motivata da “necessità e urgenza” e che invece assorbono una parte cospicua dell’attività delle Camere. Peraltro anche nelle legislature passate il problema si era presentato in termini crescenti, tanto che se nella XVII le leggi di conversione dei decreti rappresentavano il 22% del totale, nella XVIII erano già salite al 33%.
L’esuberanza dell’esecutivo – se la si vuole chiamare così – trova una sua manifestazione peculiare nell’uso massiccio della questione di fiducia, che neanche l’esistenza di un Governo dalla stabilità a livelli record è riuscito a limitare. Si è fatto ricorso a questo strumento nell’iter di 54 dei 98 decreti convertiti e per le leggi di bilancio relative al 2023, 2024, 2025 e 2026. In tre anni su quattro la questione di fiducia è stata posta sulla legge di bilancio in entrambi i rami del Parlamento. Anche il cosiddetto monocameralismo “di fatto” o “alternato” – di cui altre volte ci siamo occupati in questa rubrica – rientra in questo filone. Ben 96 su 102 leggi d’iniziativa governativa approvate hanno registrato il contributo di una sola Camera e così pure 97 su 98 decreti convertiti in legge. Viene da domandarsi che senso abbia continuare a definire “di fatto” una procedura largamente maggioritaria nella pratica parlamentare. E un analogo ragionamento andrebbe affrontato più in generale per il ruolo abnorme – stante l’attuale assetto formale del procedimento legislativo – assunto dal Governo rispetto alle Camere. I fenomeni distorsivi si sono ormai così profondamente stratificati che l’efficacia dei pur necessari e preziosi interventi degli organi di garanzia risulta limitata. Le correzioni in corsa o ex post su singoli provvedimenti non sono più sufficienti. Ci sarebbe bisogno di riforme, a cominciare dal nodo irrisolto del bicameralismo paritario. Ma chi se ne dovrebbe far carico? Altri, in tutta evidenza, sono gli interessi in campo e in questo come in altri ambiti manca quella lungimiranza costituente che fece grande la nostra Repubblica ottant’anni fa.

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