Nuove regole alla Camera (stop al cambio di casacca facile)

Approvata la riforma del regolamento. Al centro, le norme che ostacolano i passaggi di schieramento dei parlamentari, il contingentamento dei tempi di esame dei decreti, il potenziamento dello Statuto delle opposizioni
February 22, 2026
La Camera ha approvato una riforma del suo regolamento. Non è la prima volta che accade nell’attuale legislatura, ma quest’ultimo intervento è stato particolarmente incisivo. Non sembri una questione per addetti ai lavori. Il funzionamento di un ramo del Parlamento condiziona direttamente il processo di formazione delle leggi e il rapporto con gli altri poteri; quindi la riforma del regolamento di Montecitorio, pur non richiedendo le procedure della revisione costituzionale – quelle indicate nel fatidico art.138 della Carta – e neanche la doppia lettura delle leggi ordinarie, ha una portata istituzionale di grande rilevanza. Per questo è importante e merita di essere sottolineato il fatto che in una fase di grandi tensioni politiche, spinte fino a investire le istituzioni più delicate, alla Camera si sia riusciti nell’impresa di approvare in una sostanziale unanimità e comunque senza voti contrari (il M5S si è astenuto) quelle che si è soliti definire “le regole del gioco”. E ciò è stato possibile – lo hanno affermato gli stessi relatori – perché ci si è posti sotto il “velo dell’ignoranza”, per usare un noto concetto del filosofo americano John Rawls, stabilendo che il nuovo regolamento sarebbe entrato in vigore nella prossima legislatura. Detto in altre parole le riforme si riescono a fare (e si riescono a fare bene) se non sono funzionali a un esito predeterminato o che si presume di conoscere in partenza. Un metodo che dovrebbe sommamente valere per le riforme elettorali e di cui si sente fortemente la mancanza in questa fase.
Analizzato nel merito, il nuovo regolamento contiene spunti molto interessanti. Nei commenti l’accento è caduto comprensibilmente sulle norme che ostacolano i “cambi di casacca” dei parlamentari. Un fenomeno che negli anni ha assunto dimensioni che vanno ben oltre il rispetto del divieto del vincolo di mandato, un principio che la Costituzione sancisce esplicitamente. Chi cambia gruppo ci rimette economicamente e incorre nella decadenza da alcune cariche come quelle dell’ufficio di presidenza. E’ un argomento su cui però varrà la pena tornare perché l’assenza di un vero dibattito democratico all’interno dei partiti potrebbe suggerire provocatorie riflessioni in controtendenza.
In termini di sistema le principali novità sono quelle che riguardano i rapporti tra Parlamento e governo e tra maggioranza e opposizione. Il contingentamento dei tempi di esame dei decreti dovrebbe (potrebbe) spingere l’esecutivo a non porre la questione di fiducia sui decreti stessi, ma è soprattutto il voto a data certa sui disegni di legge del governo che dovrebbe (potrebbe) ridurre alla radice il ricorso alla decretazione d’urgenza, da tempo a livelli abnormi. Il paradosso è che questo meccanismo era già previsto nella riforma costituzionale di Renzi del 2016. Il nuovo regolamento, inoltre, potenzia il cosiddetto Statuto delle opposizioni, assicurando percorsi legislativi protetti alle proposte di queste ultime. E viene anche formalizzata la prassi secondo cui la presidenza delle commissioni per le elezioni e per le autorizzazioni – due organismi che hanno un ruolo di garanzia – spetta ai gruppi di opposizione.

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