Nuova legge elettorale? Una pausa di riflessione
Una riforma sincera e comprensibile costituisce l'ingrediente indefettibile della fiducia tra cittadini e rappresentanti. Modificarla a ridosso della legislatura rischia di incidere sugli equilibri costituzionali e sulla stessa stabilità politica del Paese
La discussione sulla proposta di maggioranza per una nuova legge elettorale (primo firmatario l’on. Bignami) sta infiammando il dibattito pubblico, appena attenuata dall’indignazione e dalle preoccupazioni per l’incivile e violento comportamento delle autorità israeliane. Preliminare alla valutazione dei caratteri di fondo della nuova legge elettorale è la riflessione sul momento in cui tale discussione avviene. Modificare la formula elettorale (cioè il meccanismo che trasforma i voti in seggi) a ridosso della scadenza della legislatura, in un momento cioè nel quale i sondaggi di opinione e i movimenti all’interno del sistema politico-partitico possono più facilmente fare prevedere lo scenario futuro, solleva seri dubbi circa la possibilità che le nuove regole siano volte ad avvantaggiare uno degli schieramenti (lo ha scritto, quasi un quarto di secolo fa, la Commissione di Venezia, organo consultivo del Consiglio d’Europa).
Quando poi, come nel nostro caso, le modifiche sono obiettivamente rivolte ad aumentare la distorsione tra voti e seggi, sino a configurare in capo alla lista o coalizione prevalente una maggioranza in grado di influire significativamente non soltanto sulle scelte di indirizzo politico contingente, ma sulla composizione degli organi costituzionali di garanzia, il rischio di ripercussioni sulla sincerità delle regole della democrazia e dunque sulla stessa stabilità politica di un Paese è molto forte. La stabilità, infatti, non è soltanto data dalla permanenza nella carica di un governo, ma è soprattutto (come esattamente si esprimeva l’ordine del giorno Perassi, all’inizio dei lavori dell’Assemblea costituente) “stabilità dell’azione di governo” ed è fortemente influenzata dalla fiducia tra i cittadini e i loro rappresentanti, della quale una legge elettorale sincera e comprensibile costituisce ingrediente indefettibile.
La pdl Bignami e altri si presenta, in particolare quanto al meccanismo del premio di maggioranza, alle caratteristiche dell’eventuale ballottaggio e al carattere bloccato delle liste (apparentemente “corte”, in realtà assai lunghe), non in linea con gli standard desumibili dalla giurisprudenza costituzionale, sì da fare prevedere che essa non supererebbe il vaglio di costituzionalità, a motivo di uno squilibrio nel bilanciamento tra il principio di rappresentanza e l’esigenza della cosiddetta governabilità/stabilità. Le conseguenze sulla legittimazione politica dei rappresentanti sarebbero assai gravi, tanto nel caso di pronuncia prima delle elezioni, quanto nel caso di decisione successiva: un colpo serio alla stabilità, comunque intesa.
Oltre alla modifica della formula elettorale, la pdl Bignami introduce l’obbligo di indicare la persona candidata Premier. Si afferma che restano salvi i poteri costituzionali del Presidente della Repubblica: ma allora, perché non mantenere l’attuale obbligo di indicare il solo “capo della forza politica”?
In mezzo a tanti dubbi e perplessità, mi parrebbe saggia, al termine delle audizioni di costituzionalisti ed esperti svolta in 1.a Commissione alla Camera, una pausa di riflessione, utile a favorire la più larga e disinteressata convergenza tra le forze in campo, così da preparare, nei primi anni della prossima legislatura, cioè in un momento in cui prevalga il “velo d’ignoranza” circa il futuro esito del voto, una buona e sincera legge elettorale, che costituisce la regola ordinaria di base per una coesa vita democratico-rappresentativa.
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