Novembre 2001 - Sui passi di san Bernardo

Un trafiletto porta l’autore in Boemia con i cistercensi: tra neve e cantieri, vede rinascere un’abbazia dove la fede sembrava spenta (2001)
March 1, 2026
Per caso avevo letto su Le Monde un trafiletto nell’ultima pagina: l’abbazia cistercense di Sept – Fons, vicino a Digione, intendeva fondare un monastero in Boemia, ex Repubblica Ceca. Erano passati 12 anni dalla caduta del Muro. La notizia mi sbalordì. Come sarebbe stato bello vedere rinascere un monastero cistercense, nei Sudeti scristianizzati. Telefonai a Sept - Fons. Incredibile, mi rispose un giovane monaco livornese. Andare insieme in auto da Sept- Fons a Novy Dur? Sì, si poteva fare. Fu un viaggio straordinario, su una vecchia Ford, sotto a una tormenta di neve. Non si vedeva nulla, e io mi immaginavo i confratelli di San Bernardo a cavallo nei boschi, per terre ignote e ostili.
Entrati in Boemia ci fermammo in un paese. I bambini guardavano il monaco in saio a bocca aperta, come avrebbero guardato un marziano. Entrammo nel cantiere dove monaci in saio, il casco giallo in testa, trascinavano carriole cariche di mattoni. Allo scoccare delle ore i monaci si fermavano a pregare. All’imbrunire recitavano i Vespri. I manovali boemi li guardavano, zitti, meravigliati: avevano dimenticato anche il segno della croce. Ho visto un’abbazia sorgente in una terra dove la fede era stata incenerita. MMI, era inciso sulla prima pietra deposta nelle fondamenta. Anno 2001: San Bernardo costruiva ancora.

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