16 Giugno 2002 - Quei rosari come funi

Nel caldo di San Pietro, la canonizzazione di Padre Pio diventa un appiglio: la speranza, stretta tra le dita come un rosario-fune.
February 27, 2026
Quei rosari come funi
Era una giornata torrida. Su via della Conciliazione le casse d’acqua della Protezione civile per i pellegrini. Erano arrivati la notte in colonne interminabili di pullman, e continuavano ad arrivare. Riconoscevi quelli del Sud dalle donne anziane, ancora tutte vestite di nero. Forse era la prima volta che lasciavano il loro paese. Velo in testa, rosario in mano. Viaggio faticoso. Ma non sarebbero mancate per nessuna ragione. Padre Pio era santo. Loro lo sapevano da sempre. Ma finalmente lo diceva il Papa. Una folla mai vista. Sul porfido i piedi gonfi dei vecchi, i ventagli inutili nell’aria ferma.
Giovanni Paolo II, già malato, aveva una faccia da leone ferito. La folla ne spiava con tenerezza il volto: “Pover’uomo, guarda come respira”. Ma se ne sentiva, dentro la debolezza, la forza. Due grandi vecchi: il frate del Sud da cui andavano le folle e quel Papa, una radice nel cuore dei cristiani. Wojtyla aveva incontrato Padre Pio, in gioventù, a San Giovanni Rotondo. Chissà che si erano detti quei due, chissà se si erano riconosciuti. Tonante pure con la sua voce affannata disse il Papa quel mattino a San Pietro: “È necessario, dunque, stabilirci in una speranza”.
Mi colpì l’espressione. Fondare la nostra casa su una speranza, una speranza inattaccabile. Avrei voluto imparare dalle donne in nero del Sud, ostinate, il rosario in mano come una cima cui ancorarsi - nei giorni di paura.

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