1998 - Le estati più belle
Estate nel Livornese: mare con i figli, piccoli riti felici, gratitudine.
Al primo di luglio – lo aspettavo tutto l’anno – andavamo al mare in un piccolo paese del Livornese. La casa era in campagna, fra campi di girasole color oro. La gioia ogni mattina di portare i bambini al mare, presto, la sabbia ancora tutta liscia, solo le nostre impronte. La voglia di quell’acqua chiara e fresca, di entrarci e rotolarsi fra le onde, e giocare allo squalo. Indimenticabile gratitudine di quelle ore. Poi con la sabbia almanaccare castelli e torri, noi quattro indaffarati, seri, a costruire. Che regalo: con loro, tornavo bambina.
Erano i miei compagni di gioco. Il ghiacciolo che bruciava sulle labbra, la doccia fra gli strilli. Il coccodrillo di gomma bucato, un lutto. Uno, due, tre, su in auto. E poi in cortile stendere i teli gocciolanti e colorati, che sventolavano come bandiere. Quando pioveva andavamo a guardare passare i treni nella piccolissima stazione di Vada. Nessun treno si fermava. Suonava acuta una campanella e noi ci stringevamo su una panchina. Passavano ruggendo in un clangore di acciai i rapidi, e lenti invece, pachidermici, i merci carichi di container arrugginiti. A sera, portare la spazzatura con i Rolling Stones al massimo volume in auto, e rallentare sulla sterrata, per vedere il rosa del tramonto. Le estati più belle. Non dimenticarsi mai di essere grata.
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