Estate 1997 - La nidiata

Madre e lavoro: lo sdoppiamento che pesa, come sentirsi sempre nel posto sbagliato.
February 22, 2026
Uno, e poi due, e poi la terza. Di corsa, in cinque anni, a recuperare il tempo perduto. Perché a trent’anni ancora io non avevo capito. Il lavoro, i viaggi, “realizzarsi”. Bello. Ma dolorosamente mancava qualcosa: un pendolo dentro di me batteva e avvertiva, è tardi, l’ora sta per scadere. Una depressione totale mi aveva detto che dovevo cambiare. Una benedetta depressione.
E quando per uscire adesso, con i tre, impiegavo mezz’ora solo per mettergli il cappotto e allacciargli le scarpe, e poi lenta procedevo per strada col passeggino fra i loro capricci, pensavo stranita alle mie partenze di lavoro in un istante, col passaporto e una piccola valigia. La bilancia del cuore totalmente spostata: i tre, ora, sopra a ogni cosa. Ma squillava il telefono: dovevo tornare a lavorare, e a partire. Ogni volta, a uno dei tre saliva la febbre. Che fatica allora chiamare il taxi, e dire “Linate”: una battaglia con me stessa, che avvertivo nel mio respiro.
Se di notte poi, in un albergo lontano, sentivo piangere un bambino, mi svegliavo di colpo. La sensazione di essere, sempre, nel posto sbagliato. Il mio, era con loro. È una fatica che pesa su molte madri, uno sdoppiamento doloroso. Sognavo, talvolta, d’essere nata cent’anni prima. Di essere madre soltanto, e non ancora “liberata”. 

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