11 settembre 2001 - In un giorno come gli altri

11 settembre 2001: davanti alle Torri Gemelle in fiamme, finisce un’epoca e resta solo l’ascolto dell’invisibile.
February 26, 2026
Sembrava proprio un giorno come gli altri. Al giornale, al pomeriggio, ero sul pc. Mi passò davanti agli occhi un lancio di agenzia strano. “Sembra che un aereo abbia colpito le Torri Gemelle, a New York”. Sembra? Le agenzie non scrivono mai “sembra”. Scrivono è, o non è. Mai vista una agenzia così, dissi ai colleghi. E non mi staccai più dallo schermo, ogni minuto più atterrita. Ora si vedeva un gran fumo nero sulle Twin Towers, e l’immagine incredibile di un aereo che ne colpiva una in pieno. I messaggi dei passeggeri ai loro cari, un minuto prima di morire.
E poi, atroce, le orgogliose torri di cristallo diventate prigioni mortali, la gente nel panico giù per le scale o che, già sapendosi perduta, si lanciava nel vuoto, nella terribile voragine di trenta piani. 11 settembre 2001, come una fine del mondo. Del nostro Occidente fiero e padrone. Sentirsi quasi in guerra. Ci avevano dichiarato guerra, e colpiti al cuore. Il giorno dopo iniziava la scuola. I bambini non parlavano d’altro: hai visto l’aereo, e il fumo? Come fosse un videogioco. Al miei due più grandi feci leggere i messaggi dei passeggeri a casa, prima di morire. Rimasero zitti. L’essenziale è invisibile agli occhi. Bisogna starlo ad ascoltare.

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