Febbraio 2013 - Quell’elicottero su Roma

Le cinque di un pomeriggio di quasi primavera.
March 17, 2026
Le cinque di un pomeriggio di quasi primavera. Ero in via della Conciliazione. Alzo gli occhi a un rombo dal cielo: un elicottero bianco si alza dal Vaticano, sfiora il Cupolone come in un saluto. Quel frastuono così vicino, l’ombra delle pale rotanti nera contro al sole. Benedetto XVI lasciava il Soglio di Pietro. Ne avevo amato tanto le parole, a ogni Udienza. L’eco cupa d’elicottero mi lasciò, per strada, immobile. Come mi stesse cadendo il mondo addosso. Roma senza Papa, la sola rinuncia dopo il “gran rifiuto” di Celestino IV. Ero stretta nella angoscia.
Affacciato dal palazzo di Castelgandolfo, Benedetto salutò i fedeli. La gente aveva in faccia la stessa mia costernazione. Ma, aggiunse Ratzinger, la voce stanca, pallido, «Inizio oggi il mio ultimo cammino di pellegrino su questa terra». Un pellegrino, un uomo come noi. Uno che va in cerca di Cristo, carico dei suoi anni. “Ingravescente aetate”, aveva detto al Concistoro, nell’annuncio che aveva sconvolto il mondo. Ingravescente aetate, ora comincio a capire che significa. E cosa doveva significare, con la Chiesa sulle spalle.
Ma il ricordo dell’elicottero su Roma mi fa male ancora. Un padre ci lasciava. E adesso, mi chiedevo? La faccia di Francesco, il suo sorriso, mi avrebbero tranquillizzato. Veniva “dalla fine del mondo” il nuovo Papa, ma ecco, era arrivato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA