Aprile 2014 - Un indicibile abbraccio

Il ricordo di un fratello morto troppo presto si chiude in un gesto disarmante: bussare al Cielo. E in quel gesto, per chi resta, si accende la speranza di un abbraccio eterno.
March 18, 2026
Dalla diagnosi alla morte, nemmeno due mesi. Avevi poco più di sessant’anni: mi sembrò una rapina. Tu, il mio fratello di dieci anni più grande, tu, già oltre il metro e ottanta, che mi portavi sulle spalle, quando ero bambina. Tu campione di salto in alto, tu sul Passo Pordoi, trionfante, sudato, sulla tua Legnano gialla. Tu, non potevi lasciarmi così presto.
Ritrovarti in un letto di ospedale, magro, già scavato e bianco il tuo viso forte. Spenta la vis polemica, e il tuo sarcasmo sorridente sul mio Dio. Avresti voluto solo tornare a casa, e “piantare dei piselli da fiore sul terrazzo”. Che sogno semplice ti era rimasto, alla fine, Luca. Eri un eccellente medico, mai sbagliata una diagnosi. Ma una parte di te diceva di non sapere, non voleva vedere l’evidenza straziante delle tue lunghe mani ischeletrite.
Mi è stato detto che un giorno, con una di quelle mani, dal letto hai fatto uno strano gesto, come un bussare sull’aria. Cosa fai, ti hanno chiesto. «Busso, perché quello lassù mi apra», hai detto. Sono rimasta senza fiato. Il mio fratello sedicente ateo, l’anticlericale irriverente, bussava al Cielo. In quell’istante, ne sono certa, la porta si è spalancata. «Eccoti finalmente, ti aspettavo da tanto», ti è stato detto. In un inimmaginabile abbraccio.

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