Aprile 1961- una nonna in nero
Un unico incontro con la nonna Aldobrandina, donna forte e d’altri tempi, ricordato come un film muto e un arrivederci.
Non l’avevo mai vista. Era una donna piccola e robusta, tutta vestita di nero, i capelli grigi a crocchia, sul viso da vecchia contadina non una traccia di trucco. Era la mia nonna paterna, Aldobrandina. Viveva a Parma e io non l’avevo incontrata mai, se non da neonata. Quel mattino di primavera, la Prima Comunione di mia sorella, era venuta a Milano. Mia sorella candida come una sposa, la nonna tutta nera; di mezzo io, tre anni, perplessa. Ho una foto di quel giorno in cui, ferma davanti alla chiesa, do la mano a Aldobrandina e la osservo dal basso, con evidente stupore.
Era strana: gentile, di poche parole, vestita come le vecchie nelle fiabe. Donna di un tempo lontano. La guardavo insistente, lei rispondeva con una carezza. Forse era a disagio a Milano, fra quei palazzi alti, nel traffico convulso? Come anche lei sapesse di appartenere a un altro tempo. O forse nell’osservarmi riconosceva i tratti di suo figlio, mio padre, cui somigliavo molto, e questo la inteneriva. Non ricordo mi abbia detto niente. Non la ho più rivista. È un film muto, quel giorno. Nata nell’Appennino, sapeva appena leggere e scrivere. Donna forte: aveva aspettato, pregando ostinata, il marito dal Piave, e il figlio dalla Russia. Due vite, le nostre, che si incrociavano solo per poche ore. Ma, là dove lei è adesso, noi ci ritroveremo.
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