14 agosto 1966 - Il fuoco dell’estate

Ferragosto nelle Dolomiti: un grande falò condiviso che brucia l’estate e lascia, nel buio, la domanda di una bambina.
January 13, 2026
L’Assunzione di Maria. Nei paesi delle Dolomiti a quei tempi ogni borgata festeggiava allestendo una grande pira di legna, cui lavoravano tutti assieme per giorni. All’imbrunire, nel cielo limpido, le cime attorno ancora luminose di rosa, si era pronti. Vicini e villeggianti accorrevano a vedere: era la notte del grande falò.
Un vecchio appiccava il fuoco, che prima lento, poi vorace aggrediva la grande catasta. Scoppi di faville, poi un rombo divoratore. Il calore sempre più forte costringeva la folla ad arretrare. Uno sciame di ragazzini correva attorno al fuoco, da lontano, come falene appresso a una luce, di notte. Sentivo le fiamme arrossarmi il viso, vedevo le facce degli altri trasfigurate dentro il riverbero purpureo. Ardeva, quella notte, l’estate. Di lì a pochi giorni nei prati i colchici violetti ne avrebbero sancito la fine, e noi si sarebbe tornati a Milano.
Ma quanto trionfava, ebbro di forza, il grande fuoco di Ferragosto. Quasi in un eco di rito pagano, un ringraziamento per le messi raccolte. Quando le fiamme si abbassavano e i ceppi roventi si facevano brace, e infine cenere, ci avviavamo a casa, nella notte. Che, dopo tanta luce, a me bambina sembrava così terribilmente nera. Dove va la fiamma, quando si spegne? Stringevo forte la mano di mia madre. 

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