La mariana Missa di Garro, vertice della polifonia spagnola del ’600

Francisco Garro Missa “O quam pulchra es” Cupertinos, Luís Toscano Hyperion / Universal. Euro 23,00 I Cupertinos di Luìs Toscano
May 4, 2026
C’è un piccolo giallo musicologico dietro alla figura di Francisco Garro (ca.1556 1623). Per oltre due secoli, i suoi capolavori sono circolati sotto il nome di un fantomatico “Francisco Garcia”: colpa di un refuso tipografico su un’edizione del 1609, che ha trasformato “Garro” in “Garri” e poi, per ulteriori fraintendimenti, in “Garcia”. Solo nel secolo scorso, grazie ad accurate ricerche, il caso è stato definitivamente chiuso: Garcia non era mai esistito e il vero autore era appunto Garro, nato ad Alfaro (nel nord della Spagna) e nominato nel 1592 Maestro della Cappella Reale di Lisbona.
È lui il protagonista del progetto discografico firmato da Luís Toscano e dall’ensemble Cupertinos, il cui baricentro è rappresentato dalla Missa “O quam pulchra es”; la composizione mariana – una messa-parodia a quattro voci probabilmente basata su un mottetto perduto ad opera dello stesso Garro – muove con scioltezza tra contrappunto imitativo e passaggi omofonici, rivelando un autore capace di mantenere tensione e direzione senza mai alzare la voce. Gli esecutori dimostrano la sensibilità e l’autorevolezza per restare all’interno di una dimensione di misura ed equilibrio, cesellando le linee del contrappunto, ma soprattutto restituendo il clima di raccoglimento e devozione che attraversa l’intero impianto dell’opera (a partire dal celestiale Kyrie iniziale).
Nell’album dedicato al maestro spagnolo la Missa “O quam pulchra” viene affiancata alle tre Defunctorum lectiones e alla Missa “Cantate Domino” a otto voci; due lavori che mostrano l’“altra faccia” di Garro, quella policorale, con i gruppi di voci che si rincorrono in un dialogo antifonale, tra cambi repentini di metro e sincopi che traducono in musica ogni sfumatura del testo. La testimonianza viva di un’arte che giunge al proprio compimento e si accende nel suo ultimo bagliore: il “canto del cigno” della scuola polifonica della penisola iberica, che dispiega le proprie risorse espressive in tutto il suo splendore.

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