Il Venerdì Santo di Molter, apice di dolore e fede in musica
Johann Melchior Molter Höchst schmerzensvoller Tag Camerata Bachiensis Brilliant / Ducale. Euro 13,00
Oggi può apparire singolare che nel 1741 il teorico Caspar Majer, pubblicando il suo manuale dedicato ai principali compositori del tempo, tralasci di nominare figure come Bach e Händel per includere – accanto a Telemann – il perlopiù sconosciuto Johann Melchior Molter (1696-1765). L’intento dello storico della musica era però quello di dare risalto ai maestri che stavano orientando il gusto dell’epoca, considerando la produzione di Molter un modello di eccellenza contemporanea. Vale allora la pena di interrogarsi sulle ragioni di tale lusinghiero giudizio attraverso l’ascolto del suo oratorio Höchst schmerzensvoller Tag (Giorno di sommo dolore), nella registrazione dell’ensemble Camerata Bachiensis. Si tratta di un lavoro che appartiene al genere della Passione-Oratorio, particolarmente diffuso nella Germania protestante del Settecento, dove la sofferenza e la morte di Gesù non vengono narrate attraverso citazioni dirette dei Vangeli, ma mediante testi poetici e fonti devozionali.
Al centro dell’opera si staglia il tema della redenzione dal peccato originale attraverso il sacrificio di Cristo sulla croce. Il percorso si articola in una trentina di quadri sonori che – tra corali, arie solistiche e recitativi – scandiscono le tappe ideali di questo “giorno doloroso”, tradizionalmente legato alle celebrazioni del Venerdì santo. Accanto alla figura del Messia si muove una costellazione di personaggi – biblici, allegorici e simbolici – che spaziano da Mosè e Isaia a Giovanni Battista, dall’“Anima” all’“Iddio adirato” fino al “Padre riconciliato”. L’impronta moderna e incisiva del linguaggio di Molter emerge con particolare evidenza in alcune arie di grande forza comunicativa, talvolta di forte impronta teatrale. L’apice espressivo si raggiunge nell’accorata invocazione di Gesù al Padre (“ Vater, Vater, lass dich überwinden”), in cui la supplica di misericordia per l’umanità si traduce in una delle pagine più alte, per tensione spirituale e intensità lirica, dell’intera partitura.
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