Quanti brividi a sentire "è tutta sua madre"
Crescendo, o maturando, o invecchiando si impara a coltivare la gratitudine, si smussano gli angoli e si accetta con compassione e affetto che siamo fatte delle altre e, in particolare, siamo fatte della nostra mamma: auguri, allora!

Per molti anni della nostra vita cerchiamo il nostro spazio nel mondo, lottando per cancellare le tracce già scritte nell'illusione molto recente e tutta cinematografica di essere le uniche autrici della storia della nostra vita. Poi un giorno ti accorgi di prendere quella postura e in quel frangente la riconosci, stai facendo come lei, sei tutta tua madre. Negli anni, di solito, quest'ansia di differenziazione identitaria adolescenziale diminuisce, si impara a coltivare la gratitudine, si smussano gli angoli e si accetta con compassione e affetto che siamo fatte delle altre e, in particolare, siamo fatte della nostra mamma. (Per gli uomini forse il pensiero scatta più facilmente osservando le donne che scelgono come compagne, cos'hanno della mamma? Ma qui scivolo, non saprei, chiedo aiuto ai lettori).
Soffermiamoci a guardarci da fuori: lineamenti, cadenze, modi di dire, ruoli professionali, ricette, gusti letterari, vezzeggiativi con cui chiamiamo i nostri figli e nipoti quando siamo noi nella funzione materna, cosa appartiene alle nostre madri di questo repertorio incorporato? E' la settimana giusta per pensarci, in un'epoca tecnologica e comunicativa di individualità, ogni tributo alla relazione, all'eredità e alla citazione è benvenuto e sano. A distanza di un giorno festeggeremo il progetto dell'Europa unita (9 maggio) e la "mamma" (10 maggio), la prima è l'istituzione che ha permesso di vivere 80 anni in pace ai milioni di persone che hanno avuto il privilegio di abitarla, la seconda è un'altra forma di istituzione, fondamentale per il nostro sviluppo come essere umani. La mamma è un individuo originale e unico e al contempo una funzione sociale, come l'antropologia ha osservato da tempo. A modo loro si tratta di due istituzioni da cui deriva parte della nostra identità, della lingua che parliamo (non a caso si parla di lingua madre). Matrice, è un altro derivato.
Si dice che gli psicologi si occupino dell’io, i filosofi di Dio e gli antropologi dello zio - in questo adagio si racconta di come antropologi e antropologhe abbiano osservato che qualche forma di legame parentale è ovunque alla base del diventare comunità. In un sapere che ha faticato ad affermarsi come scienza, lo studio della parentela è sicuramente uno dei primi resoconti antropologici in cui si è fatto largo uso di diagrammi, schemi, formule per dare ordine alla complessità di ciò che chiamiamo famiglia. Come scrisse Françoise Heritier: «tutti sanno – o credono di sapere – cos’è la famiglia. È iscritta in modo talmente forte nella nostra pratica quotidiana da apparire a ciascuno di noi come un fatto naturale e, per estensione, universale».
Stupirà forse scoprire che in certe società lo zio è figura centrale dell'accudimento dei figli e che altrove maternità e paternità si articolano diversamente da come siamo abituati a considerarli. Nella società italiana, il materno è indiscutibilmente protagonista della scena familiare tanto da essere una delle figure più citate anche nelle varie psicoanalisi. Nelle nostre rubriche del telefono fratelli e sorelle sono spesso salvati con il loro nome, la mamma è mamma, anche per voi? Parte di questa onnipresenza (anche nell'assenza) è il suo riprodursi nelle generazioni, un essere al mondo incorporato di cui ognuno di noi è portatore e portatrice.
Passano gli anni, noi diventiamo un po' genitori di noi stessi (o così le psicoanalisi dicono che dovrebbe accadere) e la mamma ci appare sempre di più come una persona (o così le psicoanalisi dicono che dovrebbe accadere bis) con i suoi diversi ruoli, come tutte noi, in cambiamento continuo. Non è facile per nessuno essere funzioni nel senso più alto del termine, i ruoli sono qualcosa di diverso dalla persona, sono un esercizio, un apprendimento, un diventare. Il mio modo di festeggiare la mamma sarà cambiare il suo nome in rubrica per darle un nome per restituirle la persona complessa che ognuna di noi è: auguri Nora e grazie di tutto, anche se ci dimentichiamo sempre tutto in giro, tu ed io, noi.
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