Invisibile e senza dignità per un pezzo di carta

di Fabio Carminati
In Sudafrica Arnold Ncube, 25 anni, non può dimostrare di essere nato perché i suoi genitori l’hanno abbandonato e non è registrato all’anagrafe. Come lui nel mondo sono milioni i “vaporizzati” da un certificato
March 1, 2026
Invisibile e senza dignità per un pezzo di carta
Arnold Ncube è nato 25 anni anni fa in Sudafrica ma non esiste. È un invisibile, il suo nome all’anagrafe non è registrato e per questo è considerato apolide. L’Onu stima che nel mondo siano almeno cinque milioni le persone nella condizione di Arnold, altre stime triplicano la cifra. Molti danno per scontato di avere un documento che certifichi luogo e data di nascita. Nascosto in un cassetto o reperibile in quasi tutti i municipi del mondo.
Ma per chi ne è sprovvisto, questo può significare una vita nell'ombra o un'esistenza incerta. Senza documenti ufficiali, lavare le auto nei vicoli della township di Thembisa vicino a Johannesburg, è uno dei pochi modi in cui ogni mattina Arnold Ncube riesce a guadagnarsi un giorno in più da vivere. Suo padre è sudafricano ma non l’ha mai conosciuto, ha abbandonato sua madre prima che nascesse e la donna ha fatto lo stesso quando Arnold aveva appena compiuto 14 anni. L’hanno sbalzato da un rifugio per minori all’altro, ma ha scoperto di essere “invisibile” solo quando ha cercato di iscriversi a una scuola secondaria: non è stato in grado di raccontare con un certificato la sua vita.
"È doloroso", ha raccontato a un cronista che ha scoperto la sua storia: "Sei praticamente invisibile, non esisti e vivi nell’ombra. Non hai un conto in banca, non puoi cercare un lavoro dignitoso per guadagnarti da vivere”. Arnold Ncube è uno degli almeno 10.000 apolidi che vivono in Sudafrica e che, pur essendo nati lì, hanno difficoltà a dimostrare la propria nazionalità e ad accedere ai servizi pubblici. Non esistono statistiche ufficiali sugli apolidi del mondo perché tendono a passare inosservati. Così i dati si basano su stime di enti come l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, l'Unhcr e organizzazioni per i diritti civili. Senza cittadinanza, gli apolidi non possono ottenere documenti e hanno difficoltà ad accedere a tutto, vivono a metà tra un nome, un cognome e la certezza che il mondo abbia la prova di chi sono. L'apolidia deriva da molti fattori, tra cui barriere amministrative e una scarsa tenuta dei registri.
Così in Sudafrica come in molte altre nazioni: lo si diventa per una guerra, per la fuga da un Paese senza documenti. Per questo è sempre difficile stimare il numero effettivo di apolidi in molte parti del mondo. Un enorme problema globale, perché si stima che ce ne siano, a livello globale, tra i 4,5 e i 5 milioni. Alcuni sostengono però che la cifra potrebbe arrivare fino a 15 milioni.  Gli esperti dell’Unhcr ritengono che per affrontare il problema siano necessari cambiamenti politici, come consentire ai rifugiati di registrare i propri figli nel luogo di nascita e garantire alle madri il diritto di trasmettere la propria nazionalità ai figli. Perché il fenomeno è intrinseco anche alle migrazioni dove un semplice foglio di carta, spesso, si trasforma in un muro tra l’essere e il dimostrare di aver diritto a esserlo.

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